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Iggy & The Stooges
Back To The Noise
2003
Revenge
di Giancarlo De Chirico
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Quelli della Revenge, da sempre appassionati seguaci delle gesta dell’Iguana di Detroit, sono andati a ripescare quei brani che hanno caratterizzato “l’Ascesa e la Caduta degli Stooges” nei primi anni settanta, ma hanno rivolto la loro attenzione in particolare al periodo della pubblicazione di “Raw Power”, il disco prodotto da David Bowie che fece conoscere Iggy & The Stooges anche in Europa. Questo doppio album si compone di un disco in studio e di uno dal vivo. Le registrazioni hanno il fascino e il limite dei vari “bootleg” dell’epoca: suoni rasposi e minimali, vocalità contorte, una forte tendenza all’oltraggio, dissacratorio e veemente, una naturale predisposizione nei confronti delle dissonanze e di Sua Maestà il Rumore, da cui il titolo del disco. Il momento è quanto mai propizio: la tanto attesa “reunion” fra Iggy Pop e i fratelli Ron e Scott Asheton, con lui negli Stooges, si è concretizzata nella pubblicazione di “Skull Ring” sul finire dello scorso anno, e allora l’ascolto di questo album assume un valore enciclopedico per tutti quelli che avessero intenzione di cercare le radici del “proto punk” fra i giovani della classe media annoiata e senza speranze che abitavano i sobborghi di Detroit. Il materiale è davvero interessante e bollente oltre misura: accanto a brani molto noti come “Search And Destroy”, “Raw Power” , “I Wanna Be Your Dog” e la splendida, drammatica “Gimme Danger”, compaiono rarità e “outtakes” del tipo di “Born In A Trailer”, “Till The End Of The Night”, “Wet My Bed”, “She Creatures Of The Hollywood Hills”, “Open Up And Bleed” e “New Orleans” che sono state fin qui onore e vanto dei possessori di “demo-tapes” o di registrazioni pirata. Inoltre si percepisce immediatamente all’ascolto dei brani “live” quel miscuglio di orgoglio e di malessere che fece la fortuna di Iggy & The Stooges e, al tempo stesso, ne determinò l’inevitabile scioglimento. In mezzo a tanto fragore e alle note di chitarre distorte emerge la purezza di un suono grezzo e incontaminato, nato dalla fusione delle cadenze del rhythm & blues con una forma primordiale di hard rock in uno scenario industriale, fuso al calore bianco della disperazione e del disinganno che seguirono il fallimento della generazione “hippy” della metà degli anni sessanta. Un documento talvolta aspro e scomodo da gestire, ma assolutamente imperdibile.
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10/03/2004 -
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