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Mick di certo non è uno che si tira indietro. Avrebbe potuto seguire i consigli dei colleghi più avveduti, che lo volevano spingere a fare un "piccolo" disco intimista, registrato in un club fumoso davanti a pochi fortunati cultori, con cover acustiche di Robert Johnson e Muddy Waters. La critica avrebbe sbavato e avrebbe gridato all'opera del secolo. E invece no: essendo Mick quello che è, il solito, arrogante, megalomaniaco Mick, il suo piano d'azione non è mutato di un millimetro rispetto a quello che aveva in mente nel lontano 1964: la dominazione del mondo, la conquista del globo. E si è attrezzato di conseguenza: ha chiamato il top del top a collaborare con lui per questo, che ora teniamo per le mani e che è il suo quarto album solista, dopo gli ultimi due, very disappointing, "Wandering Spirit" e "Primitive Cool". Top del top che si traduce in amici cari (anche nel senso di: very expensive) quali Bono, Lenny Kravitz, Pete Townshend, Wyclef Jean e…insomma, l'avete capito, un cast di migliaia per una delle megaproduzioni dell'anno, da far invidia a Madonna e Michael Jackson. Il risultato, diciamolo subito, è il solito roboante superdisco della grande star annoiata (come da manuale dunque), se non fosse per un paio di brani rilassati invero graziosi quali "Hide Away" e "Don't Call Me Up", e, soprattutto, se non fosse per la maestosa "God Gave Me Everything", il miglior pezzo dell'album e, a mio avviso, uno dei migliori pezzi dell'anno appena trascorso. E sì, perché "God Gave Me Everything" vale da solo l'intero "Goddess…": qui Mick Jagger ripropone dopo anni il meglio di sé, con tutta la sua arroganza e megalomania (il meglio, appunto) in un rockone sospinto dalla imperiosa chitarra di Lenny Kravitz (che dà vita, in tal modo, al momento più glorioso di una carriera che, pur ottenendo ottimi risultati in termini di vendite, non era finora stata esaltante per tutti gli altri versi). Non convincono invece "Joy", lo pseudo-gospel noioso e annoiato con contributo vocale di Bono, né il pezzo d'apertura, "Visions Of Paradise" a cui partecipa Rob Thomas dei Matchbox 20, davvero troppo spudoratamente Top 20. Per riassumere: "God Gave Me Everything": cercatelo, trovatelo, guardate il video. Ogni casa dovrebbe avere una copia di questa canzone (lo dico? non lo dico?) che non ha niente da invidiare a "Satisfaction" (l'ho detto).
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