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Viviamo in un’epoca caratterizzata dalla mancanza di certezze, dove prosperano, specialmente in campo musicale, disillusioni ed abbagli. Ecco perché siamo contenti di formulare finalmente un assioma: un album di John Cale non può essere brutto. Si tratta di una verità assoluta, é una prova che diviene inconfutabile al primo ascolto della prima traccia di questo “Hobo Sapiens”, nuovo lavoro discografico del musicista gallese, diplomato al Conservatorio, ma con l’anima di un rock’n’roller. “Zen” crea l’atmosfera, ti avvolge, cattura l’ascolto, “Reading My Mind” è una piacevole ballata elettrica, “Things” è un episodio acustico che ricorda melodie dylaniane, “Look Horizon” è un capolavoro assoluto, con delle variazioni armoniche improvvise che conferiscono drammaticità e spessore poetico al brano, “Magritte” riflette in musica delle immagini, dei colori, con quella viola struggente in sottofondo, “Archimedes” è un altro momento di pura estasi, una ballata elettrica sognante che si lascia ascoltare più volte, “ Caravan” è più oscura e introspettiva, densa di richiami inquietanti, l’elettronica garbata di “Bicycle” proviene da una collaborazione con l’amico di sempre Brian Eno, “Twilight Zone” e la voce di Cale sembra cercare una via d’uscita fra tanta elettronica, sonorità filtrate e campionature, “Letter From Abroad” echeggia suoni lontani ed atmosfere esotiche, “Over Her Head” infine è una ballata stupenda, sospesa come è su quel tessuto elettronico che la pervade e sul quale si innesta, quasi surreale, la voce di Cale. L’hobo del titolo si riferisce ad un vagabondo che si muoveva in lungo e in largo nei territori USA a bordo delle carrozze dei treni per cercare lavoro nei campi: simile a lui viaggia John Cale, figura errante, mente inquieta, non ancora stanca di cercare, di esplorare e veicolare emozioni nuove.
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