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Chiamatela jazz singer. Oppure dite che il suo non è vero jazz, perché ha troppe contaminazioni pop. Dite che è l’erede dei grandi nomi del passato. Chiamatela vent’enne completamente opposta al modello Britney Spears (e, per la cronaca, lei dice che non le interessa giudicare quello che fanno le altre artiste e che l’etichetta di anti-Britney per lei non ha nessun senso). Chiamatela come vi pare, ma tenete sempre presente la cosa principale: Norah Jones è bravissima. E questo è fuori da qualunque discussione. Lo dimostra grazie al suo nuovo lavoro “Feels like home”, che arriva dopo lo strepitoso successo di “Come away with me”. Se Norah sentiva il peso di questa nuova prova e delle attese per il suo nuovo lavoro, è stata capace di dimenticarsene completamente mentre incideva e ha realizzato un album forte e vellutato, proprio come la sua intensa voce. La cantante, nata a New York, ma cresciuta in Texas ascoltando musica jazz e lirica italiana, ha lavorato senza montarsi la testa o atteggiarsi a grande diva (e dice che ha la fortuna di fare musica con grandi musicisti che la prenderebbero a calci se solo le venisse in mente di giocare a fare la grande star). Anticipato dal singolo “Sunrise”, pezzo che apre questo nuovo lavoro ed è già trasmesso da qualche tempo da tutte le emittenti radio ed è accompagnato da un simpatico video, “Feels like home” non avrebbe visto la luce se non ci fosse stato il collega/bassista/compagno di Norah, Lee Alexander. Proprio lui, infatti, l’ha aiutata a scrivere i testi delle varie tracce, insieme a tutti gli altri musicisti che la accompagnano da quasi due anni, e l’ha spinta e motivata di continuo, facendo sì che la giovane cantante tirasse fuori il meglio e combattesse la sua pigrizia, canzone dopo canzone. Norah ha dichiarato che, assieme ai suoi musicisti, ha voluto creare un nuovo album meno malinconico del precedente: proprio per questo motivo, molte canzoni hanno un ritmo più veloce a allegro. Qualche esempio? “Above ground”, “In the morining” o “Toes”, che Norah aveva già presentato al suo pubblico durante i suoi precedenti live. C’è spazio, ovviamente, anche per canzoni molto delicate, come le bellissime “The prettiest thing” e “What am I to you?”, realizzata con la collaborazione di Levon Helm della Band. Con “Feels like home”, Norah ha deciso di cimentarsi anche con alcuni “mostri sacri”: ha interpretato “The long way home” di Tom Waits e “Be here to love me” di Townes Van Zadt, ha preso “Melancholia” di Duke Ellington e ha scritto un testo e cambiato il titolo in “Don’t miss you at all”, ha duettato con la stella del country Dolly Parton in “Creepin’ in” Ora non resta che aspettarla: Norah sarà, infatti, in concerto in Italia a maggio.
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