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Hogwash
Atombombproofheart
2003
Urtovox/ Audioglobe
di Michele Ballerini
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Alla loro terza prova sulla “long-distance” , i bergamaschi HOGWASH mutano decisamente rotta. Se infatti nei loro primi 2 CD avevano proposto un hard-psych dove si intrecciavano pulsioni stoner e ottime intuizioni che facevano addirittura riferimento a certo acid rock sound degli early 70s (BLUE CHEER e SAM GOPAL su tutti, senza dimenticare la lezione mid 80s dei grandi OUTSKIRTS OF INFINITY), con questo nuovo disco il loro suono si è fatto nel complesso più tenue ed intimista. Predominano atmosfere e tinte più attutite e velate che in passato, intarsi “popedelici” e leggere ballads che spesso vanno a sconfinare in territori folksy. Si sente subito ,direi, che è un disco concepito in tutta serenità, senza alcuna pressione discografica o “trendy”, per il puro piacere di esprimere la propria passione per certi suoni . La scelta, rigorosa, di registrare volutamente il disco completamente in analogico e di eliminare qualsiasi presenza di loops , campionamenti ecc., è una conseguenza di questo atteggiamento . Stilisticamente, il nuovo corso della band, ha alcuni punti di contatto con le rarefazioni sonore di ACETONE e primi KARATE , a tratti mi ricordano anche i BIFF BANG POW e i DINOSAUR JR. più slow. Davvero valide le melodie e gli intrecci sussurrati e narcolettici di tracce come “Bribe”, “Pran K Calls”, “Sunday Morning” e “Imaginary Flower”. Splendida a mio avviso “Stock Phrase” , vertice pop del cd. In definitiva un disco nel complesso più che buono . Chi apprezza certo pop rock gentile e solare, fatto di lievi accensioni , penso gradirà le alchimie sonore degli HOGWASH. Un plauso particolare va ai “matti” di Urtovox label. In un periodo di imperante paccottiglia (per non dir di peggio!) industrial, post-industrial, post-core, post-metal,…post-digestiv, il loro lavoro in nome di certo pop carbonaro e demodé è veramente da apprezzare.
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11/02/2004 -
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