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Leviamoci subito dagli indugi, comunicazione di servizio come prammatica del recensore impone: Prodotto è stato registrato, mixato e masterizzato grazie all’eloquenza lo-fi di Bugo, Rico/Uochi Toki, Giovanni Versari c/o Nautilus e la cocciuta lungimiranza do it yourself di Pomo@Loveboat. Bene, ora veniamo a noi. Sedersi di fronte al Mac, inserire il latteo dischetto svelato dalla nera cartilagine impacchettatrice e attivare iTunes per liberare nell’etere e nelle orecchie dell’anima i 19’ scarni e disossati di Prodotto, equivale ad un atto di genuflessione al cospetto dell’identità riaffermata e unica, all’equilibrio fra forma e sostanza, alla freschezza delle idee. Oppure equivale ad un Auto da Fé dell’accozzaglia di dozzinali produzioni indie autoctone: purificazione e isolamento. Dicevamo 19’, solo? Ma chi può altresì sostenere a cuor leggero che non siano sufficienti o abbastanza? Anzi. L’urgenza di dire e dire bene può essere circoscritta nel ganglio connettivo di 19’ fottuti minuti? Assolutamente si! Con un solo, ovvio interrogativo, se fosse più lungo forse il capolavoro sarebbe assoluto, o forse annegherebbe in se stesso. Sarebbe il disco perfetto o si snaturerebbe la sua privatissima visione del mondo? La risposta è insita nel procedere convincente dei suoi oscuri argomenti, e 19’ ci sembra il corrispettivo temporale perfetto di una perorazione riuscita. Con Prodotto, cornucopia del lo-fi nostrano assimilabile a nessuno prima di loro, i pesaresi e proprio per questo ingovernabili, Altro, devolvono quintali di congrua materia grigia assestata su palinsesti ritmici da patterns di batteria improbabili e innegabilmente incisivi e gravidi come fiumi in piena, e giri di basso imbarazzanti per evocatività. La visione del mondo di cui sopra è figlia di un ermetismo lirico che rifulge di sinistri bagliori e bellezze etiliche, intrinseco al peso specifico di ogni parola, di ogni fonema, di ogni immagine costruita e disintegrata in meno di due minuti. Un’ipercinetica frenesia melò-drammatica pervade tutto, rabbiosa e pacificatrice al contempo, indulgendo al candore di sonorità ripulite dal mixaggio, ma etimologicamente grezze (ascoltateli dal vivo, appena potete, please). Limpidi nel magma putrido del sottoscala polveroso, piegati senza fiato sulle assi disconnesse di un palco da squat autogestito, determinati nella lucida follia di “un, due,tre…” in sottofondo mentre qualcuno cerca di spiegare il testo. 11 gemme in 19’. Sfiorare la sinteticità ultrasonica del punkhc, nei tempi e nelle attitudini, per disseminare il selciato di fiori belli ed enigmatici come quelli della splendida copertina. Nero lucido, incontrollabile, ALTRO. Bugo si affaccia di armonica(Ipotesi) e voce(Interquartieri), mentre Bruno Dorella (ex Wolfango ora immanenti OVO) doppia la batteria in Crema. In definitiva, cos’è che ci fa ammalare di questo disco? Probabilmente la sua inquietante sincronicità con i casi della vita di ciascuno di noi. Provateci. Mettete su Prodotto, ascoltate le parole di un testo qualunque e guardatevi dentro… siete voi quelli che si dimenano sullo sfondo in dissolvenza. Sembra che tutto deragli, che il vento attraversi i corpi e passi oltre,ammorbidendo o inasprendo. Come i casi della vita, appunto. Quelle che spaccano? Interquartieri, Ipotesi, Crema, Circostanza. Il resto? Capolavori sintetici (Minuto, La Canzone del Gabbiano)…paragoni non ne faccio, mi ricordano tutti e nessuno…., monito per le masse: un Altro Prodotto è possibile.
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