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“The Chieftains Reunion”. È questa la traccia – lunga ben undici minuti – dove esplode la vitalità coinvolgente di un gruppo che in cinquant'anni di musica ha tentato, con risultati molto spesso pregevoli, di allargare il più possibile la propria tavolozza di colori attraverso il coinvolgimento di altre culture musicali. Tutto questo senza mai perdere la proprio identità, che resta ancorata a quelle radici celtiche che da sempre uniscono un popolo altamente fiero di se stesso. I Chieftains sono senza ombra di dubbio una vera e propria istituzione della musica irlandese; partiti con un'attenta esplorazione della musica tradizionale del proprio paese, hanno saputo varcare i confini, lasciandosi contaminare da suoni solo in apparenza lontani dalla propria cultura (vedi anche il loro ultimo “San Patricio”, tanto per citare il più recente). Hanno voluto festeggiare cinquant'anni di musica a modo loro i Chieftains e per essere sicuri che i festeggiamenti sarebbero stati un successo, hanno chiesto aiuto a TBone Burnett, che non si è fatto sfuggire questa fantastica opportunità. Per l'occasione ha chiamato a raccolta alcuni dei migliori artisti della scena indie-folk attuale (Decembersists, Low Anthem, Bon Iver e Civil Wars, per citarne alcuni). A questo punto i giochi erano fatti, bisognava solo dare inizio alle danze. Dischi che vantano numerose ed eterogenee collaborazioni non mancano nella discografia dei Chieftains (basti pensare al meraviglioso e celebrativo “The Wide World Over”, uscito per il quarantesimo anniversario della formazione di Paddy Moloney), ma questo “Voice Of Ages” ha delle sfumature di rara bellezza ed è una visone poetica quella che ci appare: la storia del folk che riesce a fondersi con i propri figli, e nessuno costretto a fare un passo indietro perché sovrastato dall'altro. Restano impresse le interpretazioni di Paolo Nutini in “Hard Times Come Again No More” in cui, a dispetto della giovane età, dimostra una voce capace di trasmettere quel calore che solo le “voci vissute” sanno trasmettere. La commovente e cruda “School Days Over” invece sembra essere stata tagliata apposta per i Low Anthem, che la eseguono in modo magistrale. I brani della tradizione si alternano a rivisitazioni di canzoni di altri artisti, come nel caso di “When The Ship Comes In” di Dylan, qui reinterpretata in chiave Decemberists. “Voice Of Ages” è un album coinvolgente, che catapulta l'ascoltatore nel bel mezzo dell'oceano della propria esistenza, tra sogni, promesse, viaggi fatti solo con l'immaginazione e amori che sembrano esistere solo per il nostro di cuore. Poi arrivano le onde, che con il loro costante movimento verso la terraferma, ci riportano alla realtà, dura e forse inesorabile; ma la speranza di riuscire a raggiungere quella felicità verso la quale sembriamo propendere, quella la coltiviamo con cura e poco importa – forse – se finiremo come quelle meravigliose signore di “Come All You Fair And Tender Ladies”.
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