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Oltre ad essere l'anno delle definitiva consacrazione del movimento "garage" - ovvero quel movimento che racchiude nelle sue pieghe un manipolo di gruppi più o meno nostalgici, cool per definizione e con le Fender vintage trapiantate nel braccio che cercano di fare canzoni di Iggy Pop aiutati da Mtv e dalla stampa inglese - il 2003 è stato anche l'anno delle formazioni a due; e se poi aggiungete il fatto che questi gruppi sono tutti dei gruppi considerati giustamente o meno "garage", beh, allora il successo e le copertine roboanti sono assicurate perchè sembra che ora si sia in cerca solo di quello. Un tema non molto lontano da noi a dire il vero, perchè i Royal Trux - uno dei primi gruppi di indie rock selvaggio ad unire una batteria ed una chitarra e basta con la formazione uomo/donna - sono ancora in attività e perchè il proliferare di gruppetti e gruppettini capitanati da White Stripes, i vincitori della maratona finto-alternativa sulle reti musicali e inspiegabilmente applauditi da tutte le riviste di settore del mondo e Kills, che poi sono i più fichi di tutti, perchè è facile dire "garage" anche se in realtà VV e Garage collaboravano da un continente all'altro mandandosi cassettine... cioè... proprio il massimo di quello che si può considerare fico (peccato poi che "Keep on Your Mean Side" sia un piacevole dischettino ma nulla più). Ora, la domanda è, dobbiamo per forza sorbirci ogni patacca rifilataci da qualche assurda rivista musicale dall'estetica pop ma dalle pretese snob? Beh, non tutto, ma almeno qualcosa lo si ascolta. Ecco, se non vi fidate delle riviste inglesi allora questo disco fa al caso vostro in quanto, pur con un'etichetta che è la quintessenza dell'inglesità - Rough Trade - non ha subito la spinta mediatica spossante e debilitante di comete dimenticate a ragione come Vines, Hives e sicuramente altri gruppi di cui non mi ricordo il nome, e se non mi ricordo i nomi io che non ho niente da fare allora vuol dire che erano formazioni che non avevano il diritto di esistere e la giusta storia musicale li ha riportati in "garage", solo che non sono più cool ed è meglio così. Ma di che disco stiamo parlando? Beh, questo fantomatico duo si chiama "The Fiery Furnaces" e questa volta sono fratello e sorella davvero, nati a Chicago verso la metà degli anni '70, trasferitisi a New York chi durante e chi dopo il college, cresciuti ad ascolti variegati ed eclettici come Who, Pavement, Stone Roses, Kinks, Stooges e Neil Young e fautori di un rock'n'roll nato veramente in un "garage", canzoni figlie di un lo-fi variegato che condisce le trame minimali di questo esordio "Gallowsbird's Bark". Matthew ed Eleonor Friedberger, rispettivamente chitarrista e multi-strumentista lui, cantante e chitarrista lei, si presentano al mondo del rock con 16 canzoni piene di rimandi a diverse musiche che non si fermano - finalmente - ai Velvet Underground e Lou Reed, ed è una cosa che si sente anche a livello superficiale nonostante si tratti di un duo, infatti la complessità degli arrangiamenti e la sua ricchezza, che mescola pianoforti a cascata, macchinazioni elettroniche che sembrano un furto ai New Order venuto male (ovvero, la quantità è ridotta al minimo necessario per fare da collante tra le parti), chitarre acustiche e elettriche e bassi; nemmeno loro si sono inventati nulla di nuovo a dire il vero, certe cose le si sentono anche nei New Pornographers, ma considerando le “sole” rifilate dalla stampa, questi ragazzi hanno una marcia in più data appunto dalla ricchezza strumentale e dalle atmosfere che mescolano senza timori gente come Pixies e Calexico, i già citati Kinks e David Bowie, ovvero, come muoversi con disinvoltura in 40 anni di musica pop ed uscirne con un disco che anzichè provocare tonnellate di critiche, attira elogi come api al miele. A chi piace questo disco? Beh, se non avete sopportato gli Strokes, i White Stripes e tutta la “ghenga” garagista che bazzica il Village e va al cesso con l'NME che li loda, allora smettete di leggere se non l'aveste già fatto prima e mettete sul piatto qualcosa dei Gospeed You! Black Emperor, così almeno smettete di pensare a queste stronzate; se invece anzichè provocarvi acne giovanile, la parola "garage" vi fa venire in mente dei gruppi di certo non originali ma piacevoli e addirittura belli da ascoltare (insomma, che spaccano!) come - appunto - Strokes e White Stripes, ma anche Pavement e, perchè no, Weezer, allora siete destinati ad amare questo disco, magari non subito perchè manca dei riff a effetto di "Elephant" o dei ritornelli catchy di "Is this it", ma lo amerete, ve lo dico io, anche perchè - oltre tutto - Eleonor ha una voce bellissima, particolare, ma nessun paragone rende (forse immaginare un Malkmus al femminile ma non credo) e dalle foto sulle riviste sembra anche molto bella, insomma, anche se questi sono particolari secondari, non possono che aggiungere qualcosa di positivo ad una musica che positiva e solare lo è già per conto suo, e se sul serio riuscite per un'ora a non avere pretese da un disco, allora dovete assicurarvi "Gallowsbird's bark", semplicemente uno dei migliori esordi "garage" dell'anno scorso.
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