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Rancid
Indestructible
2003
Hellcat Records/ Wea
di Domenico Mungo
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“Meglio essere fan di Joe Strummer che di Jon Bon Jovi”. Tim Armstrong-1995. Sagge parole. Infatti Indestructible, quarto album dei quattro di Albany, si nutre dell’assioma strummeriano che decodificò in parti assolutamente omogenee punk, ska, reggae, impegno politico e propensione alla danza consegnandoci sommi capolavori come London Calling e White Riot. Ma non è questo uno stolido tributo tautologico e privo di personalità: tutt’altro. La freschezza e la latitanza di ruffianeria e rabberciate citazioni, ne fanno un album capace di connotarsi in maniera autonoma e costruttiva segnando l’evoluzione definitiva della band di Armstrong&Friedricksen dalla militanza hardcore (le cui tracce emergono nell’aggressiva Born Frustrated) alla working class folksong Back Up Against The Wall. Il melting pot ideologico e contaminante si concretizza nelle reminiscenze Operation Ivy (vi ricordate del giro del Gilman Steet Club?) di Red Hot Moon, lieve e carezzevole come un raggio di luna sul Sunset Boulevard, mentre Tim&Lars duettano in calce. Un pistolero con la cresta brinda con Sergio Leone alla memoria di Sandinista! sul sottofondo dell’enigmatica Django (spaghettiskawestern!). Si erigono santini alla memoria degli indimenticati Discharge con la trilogia sguaiatamente stradaiola/1977 di Is It You, Out of Control e Roadblock, potenziali singoli molto più che l’anonima Fall Back Down. Un onirico barcone scorre ancora sul Tamigi sferzato da tropicali brezze milleriane: più strummeriani di Strummer (R.I.P.) in Memphis e Tropical London, epilettici e nevrotici di riffoni grezzi ed etilici in Travis Bickle e in David Courtney dove l’ispirazione Oi! restituisce la dimensione più aggressiva e convincente ai Nostri. Cala il sipario con la struggente ballad springstiniana (!) Arrested in Shangai. L’album che i Clash non hanno mai inciso a causa dell’ottusità del Tempo. L’album che i Rancid hanno ereditato dagli scaffali impolverati di Lookout ed Epitaph. L’East Bay va in Paradiso, e con essa i quattro di Barkley.
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19/01/2004 -
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