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St. Vincent
Strange Mercy
2011
4AD
di Andrea Belcastro
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Ma quale sesso debole? Se l'andazzo è quello degli ultimi due anni, i quali ci hanno regalato la sorprendente e definitiva maturazione di Victoria Legrand (Beach House) e Annie Clark (St. Vincent), saranno proprio i più blasonati maschietti del rock'n'roll a doversi preoccupare. Strange Mercy, l'ultima fatica della giovane Clark, è infatti – diciamolo pure senza indugi - un disco strepitoso. E lo è talmente tanto che, se dovessimo tenere una lezione su come realizzare nel 2011 un album al passo con i tempi e capace di mescolare con invidiabile talento accessibilità, sperimentazione e tecnica strumentale non potremmo esimerci dal prenderlo come esempio.
Dal curioso patchwork tra il Sinatra più barocco e la dance cafona del singolo Cruel al saltellante indie-pop dal sapore vagamente velvettiano di Northern Lights il valore espresso è altissimo. Ogni brano viaggia su più binari in un'incessante esplosione di colori e idee. Non solo abilissima chitarrista e cantante, la Clark mostra anche eccellente sensibilità compositiva: la title track su tutte, ma anche la pregevole costruzione che regge Cheerleader (uno di quei brani nei quali rivendica, ed a ragione, il women's power) fino al potentissimo ritornello. Purtroppo non manca anche qualche pezzo un po' inutile (Champagne Year), ma la ragazza – che, non scordiamocelo, è un '82 – ha tutto il tempo per raggiungere anche la perfezione. L'album, infine, ci saluta con gli echi del miglior Beck nella bella Year Of The Tiger.
Il 2011 non sarà forse l'anno della tigre. Ma scommettiamo che è quello di Annie Clark?
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15/11/2011 -
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