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Nel mondo del rock la raccolta antologica celebrativa è operazione spesso foriera di acute delusioni per l'acquirente nonchè a volte, dal punto di vista filologico, assolutamente sballata: basti pensare al recente "Best Of" dei Pink Floyd dove le meravigliose filastrocche sciroccate di Syd Barrett si sono trovate (artificiosamente) a convivere spalla a spalla con le ridondanti sonorità spaziali di "The Division Bell". Nell'hip-hop, invece, i "Greatest Hits" sono benemeriti, com'è giusto che siano, in un genere in cui CD di 70 minuti e passa sono spesso dei mezzi per veicolare uno o due pezzi ispirati e un 'altra quindicina di brani di mera fuffa riempitiva. Perchè (fortunatamente o meno, non saprei, ma propenderei per la prima versione) l'hip-hop, a differenza del rock, continua a vivere di "singoli" e di "video", che poi possono avere successo o meno, ma questa è tutta un'altra storia. Le antologie consentono, quindi, di schivare i tempi morti, e di concentrarsi sul meglio del meglio: missione riuscita in passato alla perfezione con ad es. Gang Starr, Busta Rhymes e Big Daddy Kane, e che oggi è ripetuta con ottimi risultati per uno dei più grandi in assoluto dell'olimpo rap: O'Shea Jackson, in arte Ice Cube, già asse portante dei mitici NWA e, dai primi anni novanta, artista solista, attore, sceneggiatore e regista cinematografico. Questo "Greatest Hits" arriva, per la verità, in un momento assai negativo della sua carriera musicale; ossia, a seguito dell'insuccesso dell'ultimo album "War & Peace Vol.2". Potrebbe quindi essere considerato un po' come un testamento, in un momento in cui il futuro di Ice Cube sembra più orientato in direzione degli studios di Hollywood che in quella dei natii ghetti di Compton. Va detto che "Greatest Hits" comprende più o meno tutti i pezzi che ci si aspettava di trovare: il suo più grande hit, il midtempo "It Was A Good Day", la strepitosa "Once Upon A Time In The Projects" dal primo LP solista, la micidiale durissima "Bow Down" dal progetto con i Westside Connection". Eppoi l'omaggio a Clinton George "Bop Gun" e quello a Grandmaster Flash nel superballabile remix di "Check Yo Self". Ci sono anche 2 pezzi nuovi di zecca, tra cui la bizzarra "In The Late Night Hour", prodotta dai Neptunes, in cui Ice riesuma i versi di due dei pezzi che lo hanno reso celebre, quei "Fuck Tha Police" e "Straight Outta Compton" che una raccolta celebrativa in suo onore non poteva non citare seppure per pochi secondi. A voler fare le pulci a questa antologia, si potrebbe far notare come siano sottorappresentati i 2 dischi migliori di Cube, "Amerikka's Most Wanted" e "The Predator", e come sia invece presente in eccesso la sua (ben meno rilevante) carriera recente. E come manchi anche uno dei pezzi più straordinari del rapper comptoniano, la sua prima collaborazione con Dre dopo lo scioglimento dei NWA, quella "Natural Born Killaz" del '94 (tratto dalla colonna sonora del film "Murder Was The Case" con Snoop Dogg) di proprietà però della Death Row di Suge Knight, uno che i diritti non li cede a nessuno e tanto meno alla concorrente Priority. Si tratta, tuttavia, di lacune triviali, in massima parte colmabili acquistando i tre CD in questione: resta il fatto che "Greatest Hits" è certamente l'ultimo grande disco del rapper Ice Cube, ed il consiglio è di non lasciarselo scappare.
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