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C’è un progetto affascinante e ambizioso dietro il nuovo album del vecchio leone Vincent Furnier alias Alice Cooper, 63 anni, capostipite dell’Hard Rock in versione Horror Movie, scenografico e teatrale quanto scabroso e divertente. Coadiuvato da Bob Ezrin, produttore in passato di tanti suoi fantastici album, Alice ha deciso di inventare un seguito a Welcome To My Nightmare, lo straordinario album del 1975 che conteneva tutti i peggiori incubi dell’universo di Mr Furnier, che si è sempre ritenuto la reincarnazione di una strega del 1600. E’ buona regola non mettere mano a dei capolavori, evitare accuratamente qualsiasi confronto, ma in questo caso l’ambizione e il piacere di lavorare con musicisti come Neal Smith, Dennis Dunaway, Michael Bruce e Dick Wagner che fecero grande la band di Alice negli anni Settanta, hanno avuto la meglio. E così il seguito di Along Came A Spider del 2008 si chiama Welcome 2 My Nightmare, un disco che non delude - se consideriamo i canoni espressivi del repertorio più recente di Alice - ma che non regge il confronto con il disco di ben trentacinque anni fa.
L’album è carico di hard rock bollente, ma non disdegna le melodie care al vecchio Desmond Child, richiamato anche lui in servizio dopo tanti anni e che offre il meglio di sé su I Am Made Of You, la power ballad che introduce il disco. Ci sono anche episodi in apparenza lontani dagli standard tradizionali di Alice Cooper e mi riferisco a Last Man On Earth, un brano da cabaret, una deliziosa marcetta densa e fumosa in perfetto stile Tom Waits, tanto per intenderci. Il singolo è la tremenda I’ll Bite Your Face Off, un pezzo fantastico, un rock and roll ad alto potenziale, di presa immediata che ha però l’unico difetto di essere troppo, ma troppo, simile al repertorio dei Rolling Stones di Jagger e Richards. Preferiamo allora le scariche elettriche di The Congregation, l’inquietudine oscura di When Hell Comes Home o le venature Punk and Roll di Ghouls Gone Wild. Un episodio davvero gradevole, anche se sfacciatamente A.O.R. è senz’altro What Baby Wants, eseguito insieme con la grintosa Kesha, una biondina astro nascente dell’Hard Rock femminile. Molto divertente Dance Bloodbath Boogie Fever, un brano in sé non certo eccellente, ma che possiede grandi potenzialità scenografiche e teatrali. Something To Remember Me è la classica ballata melodica, smielata e sognante quanto volete, ma in questa occasione si rivela un po’ troppo banale, rispetto alle vecchie cose di Alice.
Chiude l’album The Underture, un brano solo strumentale che conferma le alte qualità visive dei suoni della band di Alice Cooper, un “grande vecchio” che non ha perso la voglia di divertirsi, di fare dell’ironia e di stupire, facilitato in parte dal “grande sonno” della scena musicale dell’ultimo periodo.
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