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Ė proprio vero: le correnti cambiano e, che vi piaccia o meno, i generi negli anni si nutrono di ambizioni diverse. Come la volontà di ripescaggio delle proprie origini, la necessità di rimodulare il suono fuori dalle forme smaglianti di Echoes (2003), la rapsodia elettronica dei bassi più vivaci addosso alle sembianze pop molto sobrie e relativamente funk di Pieces Of The People We Love (2006). Prendete come esempio l’irrequieta sconnessione di House Of Jealous Lovers, pulsione assassina dell’importanza culturale del movimento con appena due fraseggi ripetuti da consegnare ai posteri. Uno sguardo sul futuro immortalato in fase di rifacimento disco, con urla sovversive, riff assassini e batteria vera a rimodulare i tempi della globalizzazione americana. Gli enfant prodige del punk-funk prima o poi abboccano tutti, uno ad uno. L’anno scorso di questi tempi, ad esempio, toccava ai Chk Chk Chk abbandonare i ritmi spasmodici della battaglia acustica per rinnovarsi dentro una pista da ballo decisamente più cool.
Questa è la volta dei Rapture che tornano allo scoperto portandosi dietro una rinnovata spiritualità rock. A partire da titolo e cover mettono subito a fuoco le nuove coordinate del prospetto: mimetismo bianco e nero a sorpasso del technicolor. In The Grace Of Your Love travalica il periodo manifesto, va alla ricerca di una nuova direzione (l’ennesima) incalzando fra identità passata e presente. Gli Hot Chip, in fin dei conti, hanno fatto la stessa cosa, indirizzando la matrice danzereccia verso i toni immateriali del funk’n’soul. Modulazioni di preghiere e falsetti riconosciuti anche dai Rapture, solo che loro hanno la scusante dell’house. Qualcosa di buono, però, bolle in pentola. Tipo l’ode sentimentale di How Deep Is Your Love spianata per indicare il retro passaggio della disco, cioè l’inchino all’house&soul a ridosso dell’epopea punk di Chicago. Da qui il senso delle contaminazioni sonore odierne, il crescendo pop di Sail Away, lievemente lisergico e paradisiaco, quello mezzo rock-electro di Blue Bird e Children, passando per il solito canovaccio funk di Never Die Again e Miss You fino ai falsetti accorati e profani della titletrack. Fallisce il tentativo dance dell’album, arma del mestiere almeno un tempo, specie a causa dell’incapacità di migliorare un modello oramai vecchio e superato, che di fatto porta solo a strascicare cantilene monotone e irrilevanti (Come Back To Me, Can You Find A Way).
Se pensate che questo sia il capitolo più brutto della storia dei Rapture probabilmente è vero. Quanto è vero, però, che state cercando nel posto sbagliato qualcosa che, oramai, non appartiene più alla svolta del genere. In The Grace Of Your Love in fondo abbevera i tempi caritatevoli e soulness del post-funk e prende a considerare il suo nuovo pubblico a partire dall’economica Dfa, così poco epilettica ma friendly-pride. E credetemi, tutto questo basterà a farvi ballare ancora una volta.
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