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Farrell Spence
Song For The Sea
2011
Mapl
di Alessandro Basile
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Seconda prova in studio per Farrell Spence, raffinata cantautrice canadese che ritorna sulle scene musicali a quattro anni di distanza dall’ottimo esordio discografico avvenuto con A Town Called Hell.
Song For The Sea, titolo che riprende quello della traccia d’apertura, è una collezione di nove splendidi episodi che risentono in maniera tangibile delle sonorità country-folk tipiche delle zone in cui la giovane musicista è cresciuta. Tra questi vi sono due rivisitazioni di altrettanti brani tradizionali ovvero: Wayfaring Stranger (da brividi) e I Never Will Marry, eseguita impeccabilmente a cappella. Da segnalare anche la cover di The Beast In Me, brano firmato da Nick Lowe (portato poi al successo anche da Johnny Cash che nel 1994 lo incluse nel suo LP American Recordings), e, infine, quella di Good Morning Bird. Quest’ultima, una splendida ballad capace di rapire – come del resto tutte le altre – al primo ascolto, è una canzone incisa nel 1968 dalla madre Barbara, songwriter del Manitoba e molto popolare in Canada. Il disco, principalmente scritto e concepito durante un lungo soggiorno in Irlanda, è stato poi registrato tra Roma e Vancouver. Nella metropoli nordamericana le incisioni sono avvenute presso l’Hammond Ave e gli Ashnola Studios; nella Capitale, invece, le recording sessions sono state effettuate presso la stanza 501 dell’Hotel Ripa di Trastevere, che per quattro giorni ha ospitato Farrell e la sua band. A prendervi parte c’era anche il talentuoso chitarrista – nonché elegante cantautore – Francesco Forni. E’ stato lui a curare la maggior parte delle chitarre acustiche e la totalità di quelle elettriche, contribuendo ad accentuare l’atmosfera avvolgente delle canzoni grazie al calore del suo splendido tocco. Il risultato è quello di un suono naturale, morbido ed equilibrato che fa di Song For The Sea un lavoro prezioso, imperdibile per tutti coloro che non possono fare a meno di certe sfaccettature.
Un album essenziale e delicato, ma non per questo ridotto all’osso. Questo perché a dare colore ci sono anche fisarmoniche, clavinet e pianoforti. Il tutto dosato alla perfezione in modo da mantenere costante l’attitudine minimalista degli arrangiamenti. Non in ultimo, sempre a proposito di strumenti, l’ukulele, magistralmente suonato dal musicista Ewan Clark in Going Down The Riverside, brano che va a chiudere questa affascinante raccolta d’inediti in cui perdersi, a quanto pare, è facile.
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13/09/2011 -
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