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Lotus è un fiore, il fiore del loto...come un fiore, il nuovo disco di Elisa: ”Il Loto è la bocca del grembo dell’universo, il fiore sacro della manifestazione e dell’illuminazione...Mi è sembrato un significato bellissimo...”. Eccola Elisa, con la sua disarmante semplicità descrivere il suo nuovo disco, un disco semplice ma accattivante. Come lei. Per la prima volta, oltre che nella composizione delle musiche e delle liriche, la giovane artista italiana si è cimentata anche nella produzione, sostenuta dalla supervisione discografica della sua talent scout Caterina Caselli, e dalla preziosa collaborazione di Pasquale Minieri (già produttore con Claudio Baglioni dei dischi Oltre e Io sono qui). Il risultato è un disco acustico dove la fanno da padrone suoni caldi e atmosfere molto intime. Splendido l’attacco, affidato alla rivisitazione di un brano di Leonard Cohen, Hallelujah, che Elisa ha amato soprattutto nella versione di Jeff Buckley. Sul tappeto di organo hammond la voce raccoglie tutte le sue sfumature per raccontare una composizione leggera ma intensa. Formidabile l’interpretazione. E’ la giusta premessa per un disco nel quale è la voce a condurre per mano gli altri strumenti, tra pezzi inediti (come il singolo Broken, gustoso frammento dal sapore di pop ballads, con le chitarre acustiche leggermente distorte) e rifacimenti di vecchi successi di Elisa (Rock your soul, The marriage e Stranger, con le melodie originali smussate, rilette). Gli arrangiamenti sono curati da lei stessa insieme al suo gruppo, con una scelta dei suoni molto significativa: Andrea Rigonat alle chitarre acustiche e classiche, Max Gelsi al basso acustico e fretless, Christian Rigano al pianoforte, piano fender rhodes e organo hammond, Andrea Fontana, batteria e percussioni dal sapore quasi anni ‘70. La stessa Elisa alla chitarra acustica, al piano e all’organo hammond. La ragazza di Monfalcone ha parlato dei pezzi del disco come una colonna sonora di paesaggi e scorci di natura, dei suoi colori, delle sue tinte pastello, molto lontane dalle produzioni elettroniche di molti suoi successi del passato. Proprio uno di questi successi, Labyrinth, viene riletto in una nuova chiave, con le percussioni quasi tribali e la voce che nell’introduzione detta un nuovo tema, al limite tra il traditional e il folk. Così con questa chiave di lettura il fiore del disco si apre senza troppi trucchi, sincero e naturale, appunto. La cover di Femme fatale è un omaggio ai Velvet Underground e alla cantante Nico, alla quale Elisa tesse le proprie lodi, mentre nei due pezzi cantati in italiano (Almeno tu nell’universo e Luce) il nuovo arrangiamento quasi minimale, esalta la capacità della stessa Elisa di cimentarsi con la sua lingua madre senza “scimmiottare” le vocalist americane, impresa difficilmente udibile nel nostro panorama musicale. Nei pezzi inediti, a prevalere è ancora un contatto diretto, la voce si accompagna con la chitarra nella notturna Beautiful night, mentre nella bellissima Yashal è l’abbraccio tra la malinconica melodia e il pianoforte di Elisa. Ancora solo arpeggi accennati di piano e chitarra per la voce di Interlude, mentre in A prayer la “steel drum guitar”, lo djembe e il “bastone della pioggia” sono il canto quasi estatico della chiusura. Molte, moltissime le immagini della natura: “Una bella notte è una bella notte / la sua anima colorata abbraccia la mia canzone” in Beautifule night; “Forte come una montagna, Yashal / Soffice come la neve...”, in Yashal; “I giorni scivolano lisci / come acqua che scende dalla gola...” in Interlude; “questo fuoco scioglierà tutto come il ghiaccio” in A prayer; Electricity con la sua elettricità molto naturale, molto da temporale. Alla fine il fiore sacro si mostra nudo e diventa corpo , e risentendo la nuova versione di Gift si coglie il senso del lungo abbraccio ricambiato tra Elisa il suo immaginario molto sensuale: è un “gift”, appunto, un regalo donato e ricevuto, ricambiato. “Vorrei solo potervi far vedere la mia faccia e il mio sorriso in questo momento” scrive lei alla fine del libretto. Possiamo vederlo Elisa, lo stiamo vedendo.
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