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Julie's Haircut
Adult Situations
2003
Homesleep/Sony
di Hamilton Santià
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"Adult Situations" è il terzo album dei Julie's Haircut, una delle più belle realtà indipendenti del nostro paese, album che significa anche il cambio d'etichetta dei nostri, passati da Gammapop ad Homesleep - così da fare compagnia ai vari Giardini di Mirò e Yuppie Flu - che si ripropongono con il loro lavoro più vario ed eclettico, diverso dal noise lo-fi di scuola Pavement di "Fever in the Funk House" e un gradino superiore a "Stars Never Looked so Bright" sotto il profilo di evoluzione musicale e di compattezza. Si parte con "In the Air Tonight" che dopo un inizio che ci ricorda il Beck di "Sea Change" parte con un muro sonoro rock che ben ci fa sperare per il disco che si sta per ascoltare, difatti, "(You're Life's Highlights for the) Academy Awards" si posiziona sui giusti binari, proponendo un rock variopinto dove l'evoluzione strumentale del gruppo si nota per gli arrangiamenti così ricchi da far sembrare lo scarno "Fever in the Funk House" di un altro mondo. "Electric 80" invece è molto più lo-fi e fedele alle radici pavementiane del gruppo, diversa quindi dalla quasi epicità di "We are not Alone", tra archi e pianoforti tagliati da pennate di chitarre distorte; un piccolo intermezzo che ci introduce alla classicità di "The Power of Psychic Revenge" che molto ha del Ryan Adams più ispirato. Il giro di boa del disco è sancito da "The Last Living Boy in Zombietown", tra pianoforti e voci riverberate che sfociano poi in ambienti che possono ricordare senza problemi il Nick Cave più disimpegnato insieme agli Spiritualized, per poi approdare ad una coda strumentale di pregevole fattura psichedelica. Dopo "Skokology", altro intermezzo che sembra rubato da "Revolution 9" dei Beatles arriva "Marmalade", brano che sarebbe potuto entrare benissimo in "Days Before the Day" degli Yuppie Flu, molto psichedelico che sottolinea l'evoluzione del gruppo. Dopo un'introduzione lo-fi, "Fear Don't Live Anymore" intraprende una strada baggy che molto ha a che vedere con gli Stone Roses, ma non si tratta di citazionismo didascalico, solo un ulteriore suggerimento alla psichedelia ormai abbracciata passionevolmente dal gruppo. Di nuovo il pop d'autore mescolato al rock più classico viene avvertito con piacere nei 6 minuti e mezzo di "The Big Addiction", brano dall'arrangiamento pieno e presente che rende la musica vitale e per nulla lontana dalla nostra sensibilità; segue il terzo siparietto, "Sleeping on the Couch", per poi venire accolti dalle atmosfere post-rock di "Private Hell", canzone che non ha nulla da invidiare ai masterpiece americani. Segue la ghost track che si muove sempre tra epicità strozzata e minimalismo armonico per terminare in una summa strumentale con batteria ed hammond che dettano un ritmo trionfante tra chitarre distorte in versione noise. Dopo quindi un'iniziale diffidenza verso il prodotto causata dalla sua non immediatezza, "Adult Situations" si rivela un disco compatto e maturo, di sicuro un notevole passo avanti per i Julie's Haircut, che pubblicano così il loro album più evoluto e costruito senza scadere nella caricatura underground o nei limiti costrittivi di un lo-fi ossessionante.
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15/12/2003 -
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