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Peter Murphy
Wild Birds
2000
Beggars Banquet
di Marco Conigliani
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Se esiste ancora qualcuno convinto che gli anni Ottanta siano stati una decade “stupida” alzi la mano. Questo disco è dedicato a loro e a coloro che degli ‘80 ricordano solo U2, Duran Duran e Depeche Mode. A voler essere pignoli, la storia di Peter Murphy inizia nei Settanta e più precisamente nel ‘77, con la formazione dei Bauhaus. Insieme a loro, Murphy incide cinque dischi e vive da protagonista la stagione del dark. Dopo lo scioglimento dei Bauhaus, avvenuto nell’‘83, Murphy si dà alla carriera solista. Dai dieci anni di lavoro che sono seguiti scaturisce Wild Birds, un’antologia contenente sedici brani estratti dai suoi primi cinque album da solo. Contrariamente a quanto Peter Murphy vorrebbe, i suoi brani, anche i più recenti, rimangono legati alla cultura musicale underground dei primi Ottanta. E’ un rock scarno, quello di Wild Birds, che concede poco alla ritmica e ancora meno agli strumenti solisti. I suoni metallici, senza profondità e alienanti al punto giusto, danno vita ad atmosfere vagamente gotiche in cui la voce importante di Murphy fa la parte del leone. E’ così che le sue doti espressive escono al meglio e il vecchio (si fa per dire, non ce ne voglia) vampiro si mostra in tutto il suo egocentrismo. Oltre a essere un bel disco, Wild Birds è un’importante testimonianza di tutta una stagione di rock.
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07/02/2002 -
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