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Esce Different Gear, Still Speeding, il più o meno atteso ritorno di Liam Gallagher o meglio, quel che resta degli Oasis.
Formatasi nel 2009 a seguito del definitivo scioglimento degli Oasis, dopo l'ennesima diatriba tra i terribili fratelli Gallagher, la line-up ripropone di fatto i membri più o meno originali della precedente band, con la differenza che a cantare ora è il solo Liam. Non che Noel Gallagher fosse un genio o un grande innovatore della chitarra, ma la sua assenza sopperita da Gem Archer (che negli Oasis faceva il ritmico) e Andy Bell (che invece suonava il basso), si sente.
Mancano senza dubbio le idee, che nella precedente “gestione” erano di competenza di Noel e con i ferrei dettami di Liam, ispirato esclusivamente da quanto di meglio abbia partorito il pop-rock inglese tra gli anni sessanta e i settanta (Beatles, Stones e Who in particolare), il raggio di azione si restringe. Nelle intenzioni e nei proclami di Liam, il progetto Beady Eye avrebbe dovuto prendere una piega tra il rock'n'roll e la psichedelia, ma quest'ultima non è davvero pervenuta, nemmeno prendendo come parametri quelli di Standing On The Shoulder Of Giants (l'album dalle più spiccate influenze psichedeliche degli Oasis). Deludenti e pretenziosi i due pezzi che vanno oltre i sei minuti (Wigwam e Morning Son) che fanno l'occhiolino invece ad un sound più proteso tra i soliti richiami “beatlesiani” e la galassia Velvet Underground, che però appunto, appartiene a un altro mondo. La dichiarazione di intenti indirizzata verso un tipo di sonotità vintage trova (almeno nel titolo) il suo “manifesto” in The Beat Goes On, anche se ascoltando poi gli altri pezzi che compongono questo Different Gear, Still Speeding ci si chiede se a questo punto non sarebbe stato meglio fare un album di cover, per avere tempo e modo di sviluppare qualcosa di più vero e originale. I momenti migliori di questo lavoro sono paradossalmente un plagio evidente a My Generation degli Who (il pezzo però si chiama Beatles And Stones, tanto per chiudere il cerchio con quanto già scritto sopra) e Bring The Light, che invece è un pezzo rock'n'roll stile anni 50 in piena regola e struttura con l'aggiunta di interessanti cori femminili dal sapore soul-funky. Apprezzabile anche se prevedibilissima è Standing On The Edge Of The Noise, mentre il singolo The Roller potrebbe essere tranquillamente chiamato Instant Karma Part 2, con buona pace di John Lennon. Millionaire invece, che sembrava il pezzo più interessante per l'intro di chitarra e slide, perde purtroppo di credibilità nel momento in cui si “Oasisizza” strada facendo, vanificando tutto il sapore ed il fascino country-blues iniziale.
Quel che esce è un misto di revival scialbo nel quale non si capisce dove finiscano le autocitazioni e dove inizino i plagi o gli omaggi alla memoria, il che potrà essere ben accetto solo dai più assuefatti fan degli Oasis ora in crisi di astinenza, noti non a caso per la loro spiccata propensione all'idolatria.
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