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Peter Mc Cann
You Remaind Me of someone
2000
Palmetto Records
di Marco Conigliani
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Dopo aver collaborato per anni con artisti del calibro di Bobby Previte, Tom Varner, Ed Ware, Kenny Wheeler e Dave Liebman, Pete McCann è arrivato al suo secondo disco solista. Nativo del Wisconsin, attivo nell’area di New York, qualcuno lo ha assimilato a Bill Frisell per essere un innovatore della tecnica chitarristica. Effettivamente, i due hanno in comune un amore per le atmosfere stralunate, gli arpeggi dissonanti, una sorta di straniamento. Ascoltando You Remind Me Of Someone va senz’altro riconosciuto a Pete McCann di essere un esponente di certo jazz dal volto umano, lontano dai manierismi che affliggono molte produzioni di questi anni. Una delle doti migliori di questo disco è appunto la spontaneità, l’uso di un linguaggio intellettuale sì, ma mai accademico. Un’altra espressione dello stesso aspetto, anche se può sembrare banale, sono le poche parole riportate all’interno del digipack con cui il chitarrista spiega alcuni dei titoli dell’album. Così si scopre che Mr. Fritters è il soprannome che ha dato a suo figlio quando aveva tre mesi mentre Inquisition è stato concepito pensando allo scandalo di Monica Lewinsky. Parte della riuscita del disco è certamente merito della band (Peter Epstein al sassofono, John Herbert al contrabasso e Mike Sarin alla batteria), che segue fedelmente Pete McCann nelle sue curiose digressioni.
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07/02/2002 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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