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White Lies
Ritual
2011
Polydor
di Antonella Frezza
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Chissà se i White Lies ci avrebbero creduto se gli avessero detto che il loro disco di debutto To Lose My Life... avrebbe riscosso un tale successo di critica e pubblico, o che avrebbero aperto per band planetarie come Coldplay, Muse e Kings Of Leon, o che i loro concerti avrebbero fatto il sold out in pochi minuti. Per essere una band nata come “weekend project” tra compagni di scuola direi che ne hanno fatta di strada! Perennemente paragonati a Joy Division, Interpol e Editors per via dell'inclinazione dark del loro sound, precisano di non aver mai seguito con particolare attenzione nessuna di queste band, citando invece tra le loro maggiori influenze i Talking Heads.
Con Ritual inizia il secondo capitolo della loro carriera. L'uscita dell'album, prodotto dal pezzo grosso della scena alternative rock inglese Alan Moulder e da Max Dingel, è preceduto dalla sua fama, sia perchè sul fenomeno White Lies si è sempre focalizzata un'attenzione invidiabile da parte dei media, sia perchè si vociferava un cambio di rotta rispetto al percorso musicale finora tracciato dalla band. In effetti si percepisce chiaro e forte un uso più sfrontato dell'elettronica che stempera quell'alone oscuro e tormentato che era in un certo senso il marchio di fabbrica della loro musica e del loro look, con il nero a farla da padrone in contrasto con le loro “bugie bianche”. Non pensiate però di trovare dei White Lies completamente stravolti, perchè se è vero che i brani grazie all'introduzione dell'elettronica si prestano in certi punti ad aperture più allegre e radiose, pur sempre di rock alternativo parliamo. E quello dei tre londinesi non rinuncia ad atmosfere cupe, al tanto decantato tema dell'amore dannato e a sonorità che raggiungono spesso una piacevole ricercatezza formale di richiamo post-punk. Si spazia da pezzi come Strangers e il primo singolo Bigger Than Us in cui l'uso di tastiere e synth creano un suono corposo e potente, a canzoni come Peace & Quiet più pacate, come suggerisce il titolo. In ogni caso parliamo di brani di grande intensità emotiva, che riescono a catturarti completamente durante l'ascolto per poi lasciarti quasi sconvolto alla fine. Devo dire che pur non essendo un'amante dell'elettronica ho trovato Ritual molto più completo e maturo rispetto al precedente lavoro, il che è anche normale anche se non sempre scontato. I White Lies devono aver fatto un grosso lavoro di ricerca su sé stessi e la loro musica per incanalare le energie nella giusta direzione. Il risultato è un album d'impatto, che convince al primo ascolto.
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01/02/2011 -
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