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The Cooper Temple Clause
Kick Out The Fire And Let The Flames Break Loose
2003
BMG
di Hamilton Santià
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I Cooper Temple Clause. La difficoltà di questo "Kick Out The Fire..." sta nella sua pressochè totale impossibilità di ricondurlo ad una determinata scena, ad un determinato genere che possa in qualche modo aiutare l'ascoltatore a comprendere meglio cosa si stia effettivamente ascoltando. I cinque ragazzi di Reading tornano quindi sulle scene con un lavoro totalmente disomogeneo, 10 tracce dove ognuna rappresenta un universo a se, con i suoi ritmi, le sue (non) regole e le sue innumerevoli influenze. Sin dai primi secondi del brano iniziale "The same mistake" si nota come la formazione abbia deciso di legare a delle linee melodiche robuste degli esperimenti elettronici e strumentali capaci di far convivere all'interno dello stesso pezzo house music di livello, rock'n'roll e arrangiamenti pop degni della scuola britannica; esperimenti sonori che ci rimandano inevitabilmente ai grezzi brani dei Primal Scream o ancora prima dei New Order, ma mai come adesso il suono è così pieno e ridondante, mai le idee sono - non si sa come ma è così - definite; infatti, nonostante il marasma sonoro a cui si è sottoposti in tutti i capitoli del disco, i Cooper Temple Clause suonano con una grande consapevolezza nei propri mezzi e con un'idea ben definita da seguire. Il punto di partenza è il solito, un rock solido, fieramente inglese, con degli spunti di matrice hard e un tappeto elettronico marcato che può richiamare alcuni degli ultimi lavori dei Massive Attack, soprattutto in brani come "New Toys" e "Talking To A Brick Wall", dove i ricami delle tastiere citano direttamente i gruppi di Bristol; o come non citare il crescere del battito elettronico di "Into my Arms" che è un chiarissimo ed esplicito omaggio ai Pink Floyd di "Dark Side of the Moon"? La seconda parte del disco - a differenza della prima più sperimentale - lascia spazio ad un rock più canonico con solo alcuni puri rimandi tramite l'uso di programmazioni elettroniche e tastiere che ritroviamo in "Blind Pilots" e "A.I.M." che parte da un ritmo house per poi sfociare in un mare di rumore dove è il puro rock'n'roll a farla da padrone, con la chitarra distorta che prende il posto dell'iniziale drum machine e conduce la canzone alla fine in maniera tutt'altro che dolce. Il disco si chiude con "Written Apology", lunga suite di 10 minuti che rappresenta la summa espressa dal gruppo in questo "Kick Out The Fire...", un brano che racchiude il meglio della melodia, della durezza e dell'estrosità di un progetto tra i più interessanti usciti dall'Inghilterra in questi ultimi anni, capace di mescolare con sorprendete disinvoltura generi agli antipodi tra loro e di citare mostri sacri e moloch insuperabili con una leggerezza ed una capacità che ha un non so che di straordinario.
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28/11/2003 -
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