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Travis
12 Memories
2003
Independiente/Sony
di Hamilton Santià
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L'ultima prova in ordine di tempo dei quattro ragazzetti scozzesi resi famosi dall'ormai celeberrima "Why Does It Always Rain On Me" inclusa in "The Man Who" risale al 2001, quando, retto da un tormentone come "Sing" e da un brano un po' più dignitoso come "Side", il disco "The Invisible Band" ha spaccato in due critica e pubblico, alcuni lo consideravano come l'opera più matura del gruppo, altri invece solo come un'autocompiaciuta mosceria, giustificabile per l'attenzione crescente che i sempre poco ingombranti media inglesi mettono addosso ai loro beniamini di turno. Insomma, bisognava partire da un passato proprio non proprio brillantissimo ed un passato remoto schiacciante, colpa (o merito) di tutta la struttura di "The Man Who", sicuramente uno dei più brillanti esempi di pop inglese degli ultimi tempi, di quelli che segnano un confine preciso e che fungono da ispirazione per altre band (chiedere agli Starsailor tra gli altri). Su questo disco, quarto in studio, ci sono da dire diverse cose. La prima e più importante è che questo "12 Memories" sarebbe potuto non esistere per colpa di un brutto incidente di cui è stato vittima Neil Primose - batterista - che ha subito la frattura di tre ossa del collo ma fortunatamente si è ripreso; poi, che questo fatto ha influenzato notevolmente le tematiche dei testi ed ha portato alla riflessione dei quattro sul gruppo, che sembrava tutto tranne che un gruppo (auto-citazione scacciapensieri nel video di "Re-Offender"), ed è di notevole importanza anche il fatto che il disco è stato registrato in isolamento, lontano da tutti e da tutto, in modo di far respirare nuovamente quella grande sensazione di minimalismo che traspariva da tutte le fessure di "Good Feeling" e "The Man Who". Detto questo, "12 Memories" torna quindi ai soliti standard qualitativi del gruppo, che ritrova la vena per comporre 11 frammenti pop delicati e minimali, caratterizzati da un grande senso di confidenza, quasi a voler urlare: "Guardate! Siamo tornati quelli di una volta"; e poi, come non farsi trascinare da "Beautiful Occupation" e "Quicksand" o come restare impassibili di fronte al pathos emotivo dell'apripista "Re-Offender" (probabilmente la migliore canzone di sempre dei Travis); come non amare le atmosfere dilatate di "Happy To Hang Around" e "Walking Down The Hill"? Insomma, che diritto abbiamo di privarci di belle canzoni - semplici e dirette - solo perchè 'semplici'? Sarebbe stupido quantoche dannoso; e nella loro semplicità pop, nella loro composizione quadrata e lineare, i Travis oramai, rappresentano una certezza. Che le belle canzoni ci saranno sempre.
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18/11/2003 -
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