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Evidentemente i Belle and Sebastian sono un gruppo a cui non piace fare le cose a metà, difatti han pensato bene di fare l'altro mezzo passo falso per arrivare all'intero passo falso - l'altro era "Storytelling" - ok che molti gruppi fanno anche venticinque passi falsi a disco (leggi Metallica), ma da una formazione come i Belle and Sebastian, una formazione che ha ridefinito il concetto del pop malinconico tipico della loro natia Scozia con dischi capisaldo come "The Boy with the Arab Strap" e "If you're feeling sinister", un disco così accademico e compiaciuto non ce lo saremmo mai aspettati. Bisogna chiarire subito, non è per niente un brutto disco, anzi, probabilmente se quest'opera fosse uscita dalla mente di una qualsiasi altra meteora pop che il Regno Unito ci propina ogni anno sarebbe stato sicuramente acclamato come un nuovo capolavoro della cosiddetta "musica intimista", ma da Stuart Murdoch una cosa così suona quasi come una presa in giro; passi la produzione di Trevor Horn, che ha fatto anche delle cose discrete negli anni - alla fine Rod Stewart non è proprio l'ultimo degl'idioti - ma l'aria di compiacimento, di leziosità, quasi di supponenza, portano l'album a dei livelli tali che suona oramai solo come un ottimo esercizio di stile, ma senza mordente, senza picchi... nulla... 13 canzoni ben scritte, ben suonate e ben prodotte - Trevor Horn stesso non è l'ultimo degl'idioti - ma il disco è solo questo, nessun sussulto, nessun'emozione, l'ascolto è quasi impassibile, magari con qualche cenno di approvazione per gli azzeccati arrangiamenti orchestrali e le delicate soluzioni strumentali, ma nulla più, nessun brano memorabile o schifezze da dileggiare... Ecco... il fatto è proprio questo, che il disco non è brutto, questo no... ma non è neanche di quel bello che ti fa venire voglia di ascoltarti con frequenza l'opera, perchè manca proprio di quei picchi creativi, di quei gioielli pop da tre minuti che ci hanno fatto considerare i Belle and Sebastian come una delle migliori formazioni d'oltremanica. Come già detto quindi, di canzoni veramente memorabili non ce ne sono... certo, forse la sola "Stay loose" potrebbe essere ricordata da questo disco, disco contorniato delle solite ballate malinconiche come "Lord Anthony", "Piazza, New York Center", "Travellin' night" e "Asleep on a sunbeam" e i soliti frammenti di divertissment come la title-track, "I'm a cuckoo" e Roy Walker", ma oltre a questo, ovvero, oltre a quello cui Murdoch e soci ci han sempre abituato ed oltre alle ispirazioni della citata "Stay loose", di memorabile qui c'è veramente poco, anche se per essere bello è bello. Ma da menti come quella dei ragazzi di Glasgow, tutti noi dobbiamo pretendere di più, soprattutto loro.
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