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Con Penny Sparkle, i Blonde Redhead lasciano definitivamente le sonorità puramente indie rock, per immergersi in complessi organismi elettronici, che suggeriscono ambienti sonori molto eterogenei tra loro. Durante l'ascolto dell'album sembra di passeggiare in una casa con stanze che vengono da periodi storici molto differenti, oppure di attraversare scenari che vanno da un tramonto degli anni 70 per poi ritrovarsi, subito dopo, in una notte newyorkese contemporanea e sperimentale.
Dopo Misery Is A Butterfly e 23, di certo, si iniziava a vedere il cambiamento nelle acidità passate dei Blonde Redhead, si intuiva che la band stava approfondendo lo studio emotivo del suo materiale melodico, passando da un rock sperimentale, più calcato su urla emozionali, a delle melodie più pacate che sembravano frutto, appunto, di una ricerca più matura. Di certo non ci si sarebbe aspettati questa discesa rapida nei meandri di un materiale che si fa sempre più intimo, che scava alla radice diventando tanto riflessivo quanto onirico, senza lasciare più molto spazio a sfoghi troppo esagerati e rumorosi. La si potrebbe chiamare indietronic quella che i Blonde Redhead stanno cercando di tirare fuori, ma questo lancio forse risulta troppo azzardato. Alcuni brani di Penny Sparkle sembrano comunque avere radici in prodotti passati, come Melody Of Certain Damaged Lemons e il già citato Misery Is A Butterfly; alcuni suoni e passaggi melodici suggeriscono questo collegamento, anche se rimane comunque un filo che, probabilmente, si spezzerà presto nella loro produzione futura, ormai rapita completamente dai suoni alieni dell'elettronica. Resta comunque tipico di questa band mantenere parte dei sè stessi passati nella loro produzione attuale, peccato che il risultato non sia del tutto soddisfacente, a volte ci si perde in atmosfere troppo sognanti di un discorso musicale che si disfà nelle orecchie dell'ascoltatore, lasciando un vago senso di insoddisfazione, come se avessero rapito qualcosa al concetto che si voleva esprimere, privandolo in parte del suo significato. Del resto si incontrano, comunque, brani meritevoli di lode come, per esempio, Spain e Oslo, dove la voce di Kazu Makino, come sempre, riesce a raggiungere il cuore e a insinuarsi piano piano in ogni piccola vena portandoci in un mondo estraneo, alieno, eppure pieno di ricordi e melanconia. Penny Sparkle, in qualche modo, risulta piacevole grazie a questa caratteristica femminile di Makino, una cantante che con la voce di un paese lontano riesce ad essere così tanto vicina al nostro sentire.
Speriamo che i Blonde Redhead, nel corso di questa loro sperimentazione, riescano ad imboccare la strada giusta e ci portino ancora in regni onirici tanto lontani nel tempo quanto vicini nel sentimento.
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