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Loose Fur
Loose Fur
2002
Domino/Self
di Hamilton Santià
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Il progetto Loose Fur nasce dall'insieme di tre personaggi storici dell'indie rock americano di un certo livello; Jim O'Rourke - la piovra multiforme dietro al 50% dei dischi underground degli ultimi tempi e nuovo membro stabile dei Sonic Youth - Glenn Kotche e Jeff Tweedy dei Wilco; quindi, si è davanti ad una vera e propria super band. Il disco che esce da queste session è un caleidoscopio di colori che confluiscono in un moto ondoso e confuso dentro le linee malleabili di un genere e un'attitudine musicale che siamo soliti definire come post-rock. La delicatezza degli arrangiamenti denota una grande capacità tecnica e strumentale da parte dei tre, che esprimono il loro talento in sei suite di medio-lunga durata dove ad una forma più classica apprezzata in dischi come "Yankee Hotel Foxtrot" e "Insignificance" si aggiungono arpeggi e soli di chitarra che aumentano e sfuocano i contorni della musica, che diventa di volta in volta sempre più indefinita e trascinante, fino a mescolarsi - complice qualche inserto elettronico e qualche sprazzo rumorista in controtempo - con le trame di carattere impressionista della bellissima copertina. "Laminated Cat" si dilunga per 7 minuti scanditi da una tenue marcia militare ed è alimentata da chitarre che rimandano direttamente ai Velvet Underground di "White Light/White Heat"; più alla Wilco è invece "Elegant Transaction", che parte da delicati arpeggi di chitarra, supportata talvolta da un pianoforte, che lascia la scena ad un glockenspiel che accompagna il ritmo leggermente aumentato della chitarra e della batteria. "So Long" è invece puro post-rock, come lo potremmo immaginare nelle mani di gente come i nostri Giardini di Mirò, 9 minuti dove ad un ipnotico arpeggio fisso si aggiungono rumori vari e interessanti segnalazioni di chitarra elettrica, 9 minuti di decostruzione rock che rappresentano l'apice concettuale del progetto, che poi torna ad una forma più canonica di canzone in "You Were Wrong", che suona come se gli Slint avessero deciso di fare musica pop; la strumentale "Liquidation Total" si appoggia di nuovo sui dei delicati arpeggi di chitarra e una struttura cara al gruppo di "Yankee Hotel Foxtrot", alla chitarra si aggiunge poi un banjo e una divina elettrica che sembra suonata da Thruston Moore che termina in un esplosione velvettiana di rumori e interventi non canonici sugli strumenti. Si termina quindi con "Chines Apple", brano onirico che parte dalla solita struttura folk per poi legarsi all'organo hammond e rumori inseriti in sottofondo che accompagnano un duello di arpeggi che diventa sempre più frenetico e sempre più ipnotico, in un crescendo di sensazioni che si riducono poi di colpo all'iniziale struttura iniziale del pezzo, per concludersi poi con le corde pizzicate e un lieve pianoforte.
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11/11/2003 -
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