|
The Drums sono un gruppo indie-rock americano formatosi dalle ceneri del gruppo degli Elkland alla fine del 2008 a Brooklyn, New York. La band è composta dal frontman Jonathan Pierce, da Jacob Grahaman e Adam Kessler alle chitarre e da Connor Hanwick alla batteria. Il carattere distintivo dei Drums è una miscela a base di Surf Pop e di New Wave anni ’80 (gli Smiths, i Joy Division ed i Cure in primis) con il risultato che alla fine suonano più inglesi di qualsiasi gruppo inglese. Da circa un anno hanno catalizzato gran parte dell’attenzione della critica indie-pop e dei blog di settore. È bastato pubblicare un paio di singoli ed un EP lo scorso autunno per essere segnalati dalla stampa britannica come tra le più interessanti promesse del momento (quasi fossero dei loro connazionali) e persino il buon Morrissey li ha pubblicamente elogiati durante un loro concerto. Da quando la BBC li ha inseriti nella lista degli artisti più interessanti in arrivo nel 2010, per il gruppo è stato un continuo successo che ha raggiunto l’apice con il singolo Let’s Go Surfing già in vetta alle classifiche e, di certo, una delle colonne sonore dell’estate 2010. Il fatto curioso è che negli States non è ancora uscito niente a loro nome tanto che, solo a seguito del tam tam mediatico inscenato dalle solite riviste musicali, anche oltreoceano si sono decisi a distribuire il disco ma solamente a partire da settembre.
Ad un primo ascolto, quello che appare più evidente è lo stile essenziale, un pò retrò, ma estremamente piacevole dell’album anche se siamo lontani anni luce sia dalla poesia di Morrissey che dalla geniale follia di Ian Curtis. Sicuramente non brilla per inventiva od originalità andandosi a posizionale in un canale già esplorato da decine di band. Nel disco ci sono, comunque, diversi momenti felici (come il brano d’apertura Best Friend) grazie ad una miscela stilistica decisamente ben studiata ed una produzione ineccepibile. Quindi il quartetto di Brooklyn non si limita a copiare e basta. Sanno anche aggiungere un tocco di personalità e, soprattutto, si dimostrano abili a mischiare suggestioni differenti. In questo senso è utile analizzare il brano Let’s Go Surfing sul quale è modellato gran parte dell’album: sembra un pezzo dei Beach Boys reinterpretato dai Joy Division caratterizzato dalle pulsazioni di un basso ossessivo, dagli accordi di una chitarra vintage ricca di riverbero e dalla voce lamentosa del cantante mentre il fischietto di sottofondo serve a stemperare i fumi di Manchester donando al pezzo un alone di vaga spensieratezza. Questa è l’alchimia sonora che caratterizza gran parte del disco: un indie pop piuttosto party-oriented dall’atmosfera gaia e ballabile, corredato da una timbrica vocale un po’ cupa che segue i canoni new wave anni ’80. Le influenze wave si notano soprattutto quando entrano in scena le tastiere, ad esempio in alcune parti di I’ll Never Drop My Sword anche se alla lunga stancano un po’. Forever & Ever Amen è un brano che mischia in modo funambolico il sound della band di Jan Curtis (sentire l’incipit) con atmosfere smaccatamente pop alla Oasis di Live Forever. Da citare anche Down By The Water, episodio avulso dagli altri dell’album, piccolissima miniatura soul alla Ben E. King dalle atmosfere quasi sognanti.
The Drums è, in buona sostanza, un disco estivo, sorridente e disimpegnato. Nonostante vi siano alcuni buoni momenti, la mancanza di originalità finisce, alla lunga, per prevalere. Inutile aspettarsi qualcosa di più. La speranza è che, trattandosi di un album d’esordio, questa rielaborazione di stile possa essere intesa come la ricerca da parte della band di una propria identità. Trovo giusto, d’altro canto, riconoscere al gruppo l’intento di mescolare tra loro riferimenti che insieme non erano ancora stati usati finora: ovvero la dark wave all’ombra delle palme.
|