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Ormai il marchio di fabbrica Muse è consolidato e sicuro, con una formula ben precisa per quanto riguarda gli arrangiamenti e l'attitudine verso la musica e la forma canzone. Questo "Absolution" non si discosta da queste linee, ma presenta degli spunti notevolmente migliori rispetto ad "Origin Of Simmetry" troppo perso tra barocchisimi e pomposità degne degli anni '70 e "Showbiz" troppo ispirato ai Radiohead. "Absolution" rappresenta per i Muse un esaltazione della forma, la musica si presenta più affilata e meno 'pesante' rispetto al predecessore e i testi sono tutti incentrati su temi apocalittici e pseudo religiosi; insieme di elementi questo, che rende il terzo lavoro di Bellamy e soci, il loro migliore, grazie al compromesso tra forma e sostanza assente nei precedenti due dischi. Nei 14 episodi che formano l'opera, vengono ricordati subito i brani più tirati, che ben rappresentano l'anima più hard rock del terzetto, come "Time is running out" ma soprattutto "Stockholm Syndrome", che si basa su riff pesanti di chitarra alterata, con cori e controcanti degni dei Queen di "A Night At The Opera", ma le linee di basso, la chitarra, la batteria, sono avvolgenti e memorabili, in linea con l'epicità del tutto, espressa nei ritornelli, ma anche nelle atmosfere, dove su tappeti di tastiera si erge poderoso il piano classico di Matthew Bellamy, quasi aacronistico rispetto alle chitarre pesanti presenti in tutta l'opera. Purtroppo, il punto debole del gruppo risultano - come sempre tranne "Unintended" - i pezzi lenti, troppo scontati e banali, dove il lato epico e barocco assume un significato negativo per la prevedibilità e la posa che prendono le canzoni, canzoni che guardano troppo - magari inconsciamente - al passato, al rock pomposo degli anni '70 che subito fa venire in mente i Queen, e anche se magari i pezzi non sono brutti, il profilo troppo volutamente barocco, li fa risultare fastidiosi e scontati.Detto questo, malgrado qualche errore di percorso, "Absolution" risulta un disco gradevole, soprattutto quando i tre decidono di alzare i volumi degli amplificatori e darci dentro di brutto sui loro strumenti, una larga sufficienza, merito di "Time is running out", "Stockholm syndrome" e "Hysteria", canzoni davvero degne di nota e successo, ma purtroppo, alcuni episodi totalmente da dimenticare - "Blackout" su tutti - fanno si che il disco risulti il solito disco dei Muse: eccessivo... in peggio.
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