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Sun Kil Moon
Admiral Fell Promises
2010
Caldo Verde
di Andrea Belcastro
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Se April rappresentò la massima espressione del prolissismo (se mi concedete il termine) elettrico di Mark Kozelek, oggi, poco più di due anni dopo, Admiral Fell Promises ci restituisce l’altra faccia della medaglia del cantautore più malinconico che il Midwest americano abbia mai sfornato. Una faccia per certi versi molto sorprendente e inedita.
Pur conservando la stessa denominazione degli ultimi dischi (Sun Kil Moon, mai come ora pura facciata) e la solita decadente e triste foto di copertina; la forte novità del nuovo corso ci sbatte contro con tanta sorpresa quanta è la delicatezza dell’imprevedibile innovazione: Kozelek è diventato un chitarrista flamenco. Già l’iniziale Alesund raccoglie, nei suoi sei minuti e mezzo di durata, tutti gli elementi che caratterizzano l’intero album. Una delicata introduzione di puro tecnicismo chitarristico che si spegne in un arpeggio malinconico e sognante, la solita – perfetta - base per i virtuosismi vocali dell’ex-leader dei Red House Painters che disegnano anche in questo caso una melodia eccellente. Anche la successiva Half Moon Bay si mantiene sugli stessi standard qualitativi, anche se, al contrario della precedente, il sound pare riciclato da qualche vecchio disco oltre che fornire alcune reminescenze dal famoso “divano” dei CS&N. Ma vista le recenti, e grosse, influenze di Neil Young sulla musica di Kozelek, non deve sorprendere neanche questo piccolo omaggio ai “cugini” americani del loner canadese.
Peccato che il resto del, lungo, disco offri molto poco in più. Si tratta di piccole variazioni sullo stessa tema, tra fingerpicking e melodie sommesse e con pochissimi sussulti. Un percorso lento e non esaltante. Certo, la voce di Kozelek è sempre uno spettacolo e in questo caso forse addirittura impeccabile rispetto a qualche sbavatura passata, però il tono eccessivamente sommesso di Admiral Fell Promises fa quasi rimpiangere la verve del precedente April, il quale già di per se non era esattamente un capolavoro. Insomma l’ennesimo tassello (utile o meno) in una carriera che ha già sparato tutti i suoi colpi migliori, con l’amara consapevolezza che il soggetto in questione potrebbe comunque (ancora) dare di più.
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25/07/2010 -
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