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Yuppie Flu
Days Before The Day
2003
Homesleep/Sony
di Hamilton Santià
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Era un disco atteso da tutti questo "Days Before The Day", atteso soprattutto per confermare gli Yuppie Flu come solida realtà del panorama indipendente italiano. Bene. Missione compiuta, perchè questo disco è uno dei migliori esempi di musica pop mai usciti nel nostro paese. Le influenze degli Yuppie Flu pescano nell'underground anglosassone ed americano, mescolando lo-fi e le atmosfere rarefatte tipiche di certa musica d'oltremanica. Canzoni che prendono ispirazione dai Pavement e dalla prima prova solista di Stephen Malkmus, con certi arrangiamenti cari ai Mercury Rev - così come la voce di Matteo ricorda molto quella di Jonathan Donahue - e una strizzata d'occhio ai Coldplay più spericolati. Le canzoni spaziano e mischiano tutto questo e molto altro come in "Drained By Diamonds" suite di 7 minuti sospesa tra dolci arpeggi di chitarra, rhodes e carezze elettroniche e "Food For The Ants", più tirata e riconducibile alla scuola inglese, così come le eteree "Spring To Downcomers" e "I Feel Lucky", entrambe riconducibili al primo Malkmus solista."All That Shines" suona come un'outtake di "All Is Dream" ma poco importa, mentre "Eyes Of Dazzling Bright" è caratterizzata da un tappeto elettronico soffice e delicato da dove far partire code strumentali basate su tastiere e chitarre distorte. "Dreamed Frontier" sembra sospesa a mezz'aria nel cantato etereo e nella sezione d'archi sporcata qua e là da tastiere e mellotron. La fragilità pop del disco viene confermata in "Silverdeed", che rimanda nuovamente ai Mercury Rev, soprattutto per l'inizio, un dialogo voce-pianoforte, che sfocia in una summa strumentale quasi epica. Si termina con l'accoppiata "Female Scentist" e "Now And On", due canzoni dalla dolcezza profetica che collocano l'intero lavoro nella dimensione eterea ed irrazionale che gli altri brani avevano accennato. In definitiva, gli Yuppie Flu si confermano come una delle migliori - se non la migliore in assoluto - realtà del panorama indie italiano, quasi un oggetto di culto che per nessun motivo deve essere relegato al giro dei cultori, bensì una formazione da considerare orgogliosamente nostra e da esportare (cosa che già si sta facendo) per dimostrare che anche in Italia sappiamo fare della musica degna di questo nome.
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04/11/2003 -
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