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Nuovo album per Joanna Newsom, musicista e compositrice della West Coast Americana. La giovane artista si fa perdonare i ben quattro anni di distanza dal precedente Ys, uscito nel 2006, con la pubblicazione di un triplo cd, intitolato Have One On Me, per la Drag City Records.
Il formato è di per sé interessante, perché riproduce su cd un’operazione che sarebbe stata un classico su vinile qualche tempo fa, e che adesso è tornata prepotentemente di moda. Infatti sarebbero bastati due cd per contenere le diciotto canzoni e le due ore di musica complessiva di Have One On Me, ma sono particolari di scarsa importanza, che poi non influiscono neanche sul prezzo di vendita del prodotto al pubblico, quindi passiamo ad altro. Ci sono sei composizioni su ogni cd, l’arpa domina su tutto, ma non mancano gradevoli interventi al pianoforte, della stessa Newsom. Messa da parte la predisposizione verso quelle sonorità di tipo orchestrale che avevano caratterizzato Ys, Joanna appare migliorata, più matura e convincente anche sul piano vocale, che forse era l’unico suo limite. Adesso il suo canto non è più adolescenziale ed acerbo, ma è diventato un qualcosa di melodioso ed avvolgente, a metà strada fra Kate Bush, Bjork e il folk sontuoso di Joni Mitchell, sua conterranea. Molti richiami ad atmosfere medievali, e l’Occidente si incontra e si mescola in più di una occasione con l’Europa dell’Est e con il Giappone. Arrangiamenti preziosi, di certo più minimali rispetto a quanto di lei avevamo già ascoltato, e questo grazie anche alla collaborazione con Ryan Francescani, un musicista che l’aveva accompagnata nel tour precedente. Fra i brani migliori, vi segnaliamo la sezione d’archi di Baby Birch, You And Me Bess, Occident, Ribbon Bows, In California e la stupenda Good Intentions Paving Company, una composizione davvero particolare dove le percussioni si mescolano a meraviglia con il pianoforte, il banjo, un basso elettrico e anche un mandolino. Inoltre sull’emozionante Go Long, Joanna Newsom crea una meravigliosa sintesi fra le sonorità dell’arpa e la kora, uno strumento tradizionale africano.
E’ un album aperto, che guarda lontano, che parla di amore, della semplicità e della bellezza della natura, e che rivela un tale senso di profondità, di indagine interiore, che desta meraviglia e stupore. Da ascoltare e da far entrare nella vostra collezione di dischi dalla porta principale.
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