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L’indole italica si sa, è quella dell’accomodamento, e il Pop di questi ultimi anni rispecchia in pieno la tendenza. Francesco Renga però si sta rivelando un vero e proprio enigma. Diviso tra un buon esordio sanremese e un passato da rocker underground coi Timoria, dotato di una voce tra le più personali del panorama italiano, Renga si è posto, forse neanche tanto per volontà propria, in una sorta di limbo che ospita più di qualche artista nostrano, vedi le raffinatezze di Patty Pravo, la novità del primo Piero Pelù, forse anche le “stregonerie” sonore di Vinicio Capossella. Così l’andamento di “Tracce” si sposa al Pop più il frivolo, e in copertina l’espressione del nostro Francesco, tra il serioso e il “piacionesco”, conferma l’idea. Tra le pagine del cd si leggono riferimenti ai Litfiba, brani facili facili per tentare impennate alle top 20, qualche spunto qua e la di sano Rock e arrangiamenti che mettono in risalto una voce calibrata, anche se a volte un po’ stucchevole. Il nuovo Nek? Perché no, anche se il paragone potrebbe sembrare azzardato. Così Renga ci mette poco a sfoderare un asso come “Tracce di te”, perfetta per accentuare crisi depressive, densa di banalità poetiche tra le cui profondità perderci la testa (“…la vita è una corsa \ che ti toglie il fiato \ Avevamo il mondo in tasca \ nella testa sogni e poi \ i nostri vent’anni \ i miti gli eroi…” ). In effetti il brano sembra essere la perla del disco, ma se questo è meglio che passa il convento, perché accontentarsi? Litfiba-oriented è, almeno nell’incipit, “Un giorno in più”, poi diventa un semplice motivetto da spiaggia, e per nostra fortuna i minuti di “Sogni da dimenticare” sono soltanto quattro e poco più. Che questo titolo sia una triste ma opportuna autocritica? Difficile da dire. Così, alla fine, nulla può “La nuda verità”, chiusura in formato pillola, opportunamente occultata al grande pubblico da qualche secondo di attesa. Ci viene da pensare che “Tracce” sia uno di quei cd che dovrebbe contenere un minimo di istruzioni per l’uso, del tipo “nuoce gravemente alla salute”. Perciò scusaci, caro Francesco, se osiamo essere così franchi, ma questa è, sarai d’accordo con noi, soltanto “la nuda verità”.
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