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Dhafer Youssef
Malak
1998
Enja Records
di Marco Conigliani
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Una band da far tremare i polsi. Qui si potrebbe parlare dell’incredibile estensione vocale di Dhafer Youssef. Oppure di Renaud Garcia-Fons, che modula il suono del suo contrabasso come nessuno prima di lui aveva fatto, neanche il miglior Stanley Clarke. O ancora dell’ammaliante flicorno di Markus Stockhausen o della chitarra allucinogena di Nguyên Lê. Ma la bellezza del disco non è in tutto questo. Quella di Malak è vera world music, musica che chiunque, indipendemente da quale angolo del globo provenga, può apprezzare. Basta abbandonare qualsiasi preconcetto e avere il buon senso di non aspettarsi un riff da canticchiare. La linea portante è costituita dalla ritmica, l’origine di tutta la musica. Contrabasso, batteria e percussioni creano dei vortici sonori in cui alla lunga, l’ascoltatore viene risucchiato. Sulla fitta tessitura ritmica, già intrigante di per sé, si vanno a incastonare le linee melodiche come pietre preziose. Allora diventa difficile non restare rapiti dal suono della voce, che sembra provenire direttamente dall’anima di Dhafer Youssef. Malak è un album affascinante, intenso, seducente. Il consiglio è di ascoltarlo ripetutamente e lasciarsi trascinare in un mondo fatto di luci nel buio, di sabbia del deserto, commozione e spiritualità. Raramente un disco è stato così vicino al linguaggio universale della musica. Marca
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07/02/2002 -
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