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C’è qualcosa di consolatorio nel sapere che, dopo tutti questi anni, almeno Courtney Love ancora si diverte a fare questo genere di musica e che, in fondo, essere uguali a se stessi non è sempre un male. Nobody’s Daughter è un disco in stile Hole, un disco old school, old style, old rock'n'roll, old pop, old grunge. Anche qui si sente la mano di Linda Perry e Billy Corgan, ex fidanzato, amante, compositore della Love, grande sostituto dello scomparso Cobain, che nessuno ha mai creduto la Love abbia ucciso. Perché le Hole (continuiamo per tradizione a usare il femminile) sono anche questo: vecchie mitologie, antichi misticismi, giri di chitarra che fanno accapponare la pelle ai puristi della musica e agli stessi fan di Corgan, testi ritenuti banali, che si ripetono di disco in disco; ma è lo stile, è il genere, sono le Hole. Quella batteria che batte sempre su quel preciso rullante, la confusione dell’elettricità, la voce stonata della Love e i controcanti smiagolati, la dipartita della Auf Der Maur, di cui, sinceramente, nessuno sente la mancanza, se non per il suo bel corpicino da bambolina. Insomma, per noi che abbiamo urlato su Doll Parts e Northern Star, che abbiamo cantato a squarciagola Teenage Whore, canzoni come Skinny Little Bitch (censurata in B**ch! scandalo!), oppure brani come Samantha, dove il ritornello recita senza sosta people like you fuck people like me sono, in fondo, musica per le orecchie e gioia per la muscolatura. Una muscolatura che segue tutto l’album con gioia ed è subito reattiva a ripetere, senza sosta, “skinny little bitch”, fino a farsi uscire le corde vocali dalla gola e perdere completamente il controllo sotto i fumi dell’alcool e di chissà cos’altro.
Ecco cos’hanno di consolatorio le Hole, che sono le vere survivors di un’epoca, di uno stile, di una serie di idee che ancora riescono a portare avanti, in un mondo dove nessuno sa più come dire quello che vuole. La soluzione della Love a questo quesito? Dirlo nella maniera più semplice, se si vuole stupida, ma decisamente efficace. Le Hole riempiono ancora locali e stadi e c’è un motivo fondamentale, nella semplicità espressiva della Love c’è sempre stato quel je ne sais quoi che la rende unica, potente e affascinante in tutta la sua distruzione fisica e musicale.
C’è chi direbbe che questo album non è un granché, che sicuramente i primi lavori della Love avevano senso mentre, oggi, questa musica non lo ha più, ma mentono. Le Hole hanno, eccome, senso di esistere e noi gli auguriamo una lunghissima vita! perché nei momenti più bui e meno allegri ci sarà sempre lei a consolarci, regalandoci un sorriso con le sue rime, o strappandoci il cuore sbattendo in faccia a tutti che, alla fine dei conti, la realtà è semplice e devastante, così come lo è lei.
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