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Il falco rappresentato sulla copertina del secondo album dei Courteneers, avrà pure una vista buona, ma non di certo un orecchio acuto. La band, molto amata da Morrissey degli Smiths, ha fatto, con questo Falcon, quasi un buco nell’acqua.
Liam Fray e company hanno fatto un’entrata col botto nel mondo della musica in qualità di eredi della tradizione indie – brit – pop, cambiando completamente orientamento e stile solo in seguito. Questo ultimo lavoro non ha la verve da giovani indie scatenati simil-Libertines come si erano affermati nel precedente St. Jude; le chitarre scanzonate e decadenti e le batterie febbrili sono qui solo un’ombra lontana. A partire dalla prima fino all’ultima traccia, il pop, orchestrale e non, è una componente imprescindibile di tutte le canzoni. Impiegando coretti, chitarra classica quasi folk e voce profonda (The Opener), alternandola con un rock più grezzo ma relativamente incisivo (Take Over The World), optando per una totale assenza di lo-fi (che tanto va di moda ultimamente, e, forse, a ragione), spezzando il tutto con una vena più dance Anni Novanta (You Overdid It Doll), la band inglese non fa spiccare il volo a questo falco come vorrebbe e dovrebbe, lasciando dietro di sé poco se non niente. Il vero problema di questo disco non è la mancanza di tecnica o di idee: è il non voler lasciarsi andare. E’ pop puro, buonista, ottimista, lineare, ovvero tutto ciò che nella musica non trova il dovuto spazio perché non coinvolgente come i grandi drammi o le gioie improvvise che quasi colgono impreparati. Falcon può piacere per la delicatezza degli intenti e per la voce notevole, ma manca quel quid che permette a chi ascolta di identificarsi, di fare di quella canzone la colonna sonora di un momento particolare della vita. Strano a dirsi, l’equilibrio che tanto viene ricercato nella vita come nella musica, non paga come si potrebbe immaginare: è forse un caso infatti che l’irregolarità, la follia, la mancanza di equilibrio, portano con sé una creatività travolgente?!
A quanto pare no, e se i Courteeners se ne accorgessero, e si lasciassero andare infrangendo le regole canoniche della musica a favore di una maggiore espressività, di certo produrrebbero le grandiose canzoni che il loro talento fa intuire dietro le quinte.
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