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Se gli anni ’90 sono finiti da un pezzo, è qui pronta da alcuni anni l’onda delle revival reunion per ricordarceli in tutti i modi e in tutte le salse; e considerata la ricchezza musicale di quel magnifico periodo storico, non sarebbe neanche un male tout court, se non fossero palesi le reali motivazioni che hanno spinto, in rapida sequenza, grupponi come Dinosaur Jr., Pixies, Sebadoh, Smashing Pumpkins e Blur a sotterrare, a cuor leggero, delle asce di guerra che solo poco tempo prima sembravano ben conficcate nei colli dei rispettivi – belligeranti - membri delle rispettive band.
Se in alcuni casi il processo di riavvicinamento commerciale è proseguito con risultati musicali più che apprezzabili (i due dischi nuovi dei Dino), in altri il feedback ha avuto conseguenze imbarazzanti quanto il ridicolo ripescaggio del brand “Smashing Pumpkins” operato da un Billy Corgan giunto ormai alla frutta. Altri invece si sono limitati a ri-timbrare il cartellino delle presenze live con tour pompatissimi e un bel dischetto best of da vendere nel banchetto del merchandising (Pixies e Blur). I Pavement tornati insieme, per un tour già sold out un po’ ovunque, dopo undici anni e gli scarsissimi risultati solisti ottenuti dal loro leader Stephen Malkmus fanno parte di quest’ultima cerchia di band redivive. Così, con lo scopo di mettere in conserva il meglio della loro produzione e per spillare qualche euro aggiuntivo, in allegato al tour che toccherà anche il nostro bel paese, ecco la qui presente raccolta Quarantine The Past – The Best Of Pavement, la quale, come ogni compilazione antologica che si rispetti, finisce per non accontentare nessuno e col risultare pressoché inutile se non per le classiche motivazioni: attirare i neofiti presentando in grandi linee le hits più famose e il sound della band in questione e, inoltre, fornire la base dalla quale poi spingere l’acquirente ad accaparrarsi tutto il resto della discografia. Ovviamente trattasi di un dischetto di qualità, e non potrebbe essere altrimenti quando si presentano in tracklist brani spettacolari e seminali per l’indie rock lo-fi come Gold Soundz, Shady Lane, Grounded, Stereo e Spit On A Stranger. Una pura meraviglia per le orecchie e fonte di invidia assoluta per chi oggi venderebbe pure la propria madre per poter scrivere anche solo una canzone di cotanto livello. Ma, come detto, non tutti alla fine del giro saranno completamente soddisfatti; perché se da un lato i completisti/ feticisti/ maniaci gongoleranno per le sei rarissime (e ormai oggi irreperibili in altro modo) canzoni tratte dai primi EP della band, dall’altro ci sarà qualcuno che lamenterà l’assenza di pezzi come Major Leagues, Zurich Is Stained, Fillmore Jive, Passat Dream, Perfume-v, Blue Hawaiian che sarebbero tutti meritevoli di far parte di una raccolta celebrativa, mostrando nel loro numero la ricchezza del catalogo pavementoso ma anche l’impossibilità genetica di ottenere una raccolta omogenea e onnicomprensiva. E se forse tirare in ballo la genetica è eccessivo, molto probabilmente ottenere una compilazione più efficace non sarebbe stato un lavoro eccessivamente impossibile.
A chi ha, invece, tempo da dedicare ad una delle migliori band degli ultimi vent’anni consigliamo di scaricare (anche Wikipedia è sufficiente in questo caso) la lista degli album prodotti da Malkmus & Co. ed agire di conseguenza.
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