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Disco dal successo assicurato che però sembra coincidere (la speranza è ovviamente che non sia così) anche col capolinea creativo di questo duo, che con i passati album aveva deliziato i palati degli amanti del genere trip-hop, lounge e chillout imponendosi come valida alternativa anche a mostri sacri come i Massive Attack, Portishead e Tricky.
Dimenticatevi quei bei tempi andati, Head First suona come quanto di più evitabile e deludente sotto il profilo del sound e delle melodie, l'originalità poi è pari a zero. Ovviamente il prodotto è di pregiata fattura, gli ottimi arrangiamenti e l'accurata ricercatezza del sound (in questo caso vintage 80'), sono il marchio di fabbrica di Will Gregory e la voce di Alison Goldfrapp è sinteticamente celestiale come sempre, a latitare purtroppo è la sostanza vera e propria. Il primo singolo estratto Rocket, il cui intro di synth ricorda vagamente quello di Jump dei Van Halen, con meno impatto però, è di quei pezzi che rimane in testa, così come Believer, Alive e I Wanna Life, che faranno sicuramente ballare tanta gente quest'estate e manderanno in estasi gli estimatori e i nostalgici della dance Anni '80, che sta prepotentemente tornando in auge in questa stagione. Dreaming ricorda a tratti il successo di Bronski Beat, Smalltown Boy, con l'aggiunta di un campionamento di campane che fa molto Abba. Shiny And Warm sembra la brutta copia della vecchia Satin Chic, eppure prima dei viaggi e delle atmosfere sognanti dell'ultimo lavoro, Seventh Tree, l'accoppiata di Bristol si era già cimentata, con Supernature, in un tipo di disco ricco di singoli e che potessero far breccia nelle classifiche, senza però tradire uno stile consolidato ed evoluto nel tempo.
Voicething è senza dubbio il pezzo migliore, proprio perchè ricorda le sonorità di tempi nemmeno troppo lontani, certamente non scagiona tutto il resto dell'album, ma almeno è uno spunto che, con ogni auspicio, magari chiuderà questa parentesi per riaprirne una futura, riprendendo il sentiero interrotto.
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