|
Dietro la sigla Songs:Ohia si cela, in realtà, il cantante e chitarrista JASON MOLINA, nativo di Lorain (Ohio). I suoi esordi musicali lo vedono nelle vesti di bassista in alcune band heavy metal del circondario di Cleveland, un passato dunque rumoroso influenzato anche dalla passione maturata dall’ascolto dei Black Sabbath. Quasi per gioco intraprende la carriera solista come songwriter cercando di bilanciare i toni della chitarra a quelli della sua voce, utilizzando musicalmente le tecniche del basso. I primi esperimenti fanno circolare il suo nome nel circuito dell’indie rock, grazie anche a lavori registrati in casa e a varie esibizioni ogni volta presentati con un nome diverso: Songs: Albian, Songs:Radix, Songs:Unitas, Songs:Ohia. Scelto quest’ultimo come definitivo, Molina incide il suo primo sette pollici ufficiale per la Palace (1996), a cui fa seguito, un anno dopo, il primo album omonimo su Secretely Canadian, che guadagna il plauso della critica. Piace la sua capacità nel comporre canzoni acustiche semplici ma anche ricche di pathos, una qualità che si mantiene ad alti livelli anche nei lavori successivi “Impala” (’98) e “Axxess&Ace” (’99), più in una serie di singoli per varie labels che gli permettono di guadagnare estimatori anche in Europa (soprattutto Germania e Olanda). Una delle caratteristiche del musicista statunitense è proprio quella di realizzare numerose uscite discografiche senza perdere mai ispirazione, come confermano i cd del 2000 “The lioness” e “Ghost tropic” dove si avvale del contributo di Alasdair Roberts (Appendix Out) e Shane Aspegren (Lullaby for the working class), dischi importanti perché le influenze si aprono anche alla musica etnica. Il suo primo album dal vivo è estratto proprio da un concerto in Italia. Da questo momento in poi l’artista decide di suonare con una vera e propria band rendendo il sound più corposo e rock. Tra le successive produzioni troviamo altri ep, tra cui quello uscito sotto il nome Amalgamated sons of rest insieme a Will Oldham, e l’album “Magnolia electric co.” (2003) registrato, insieme al maestro del noise Steve Albini. Per quest’ultimo lavoro c’è un recupero del blues ma anche di un certo rock tradizionale caro a Bob Dylan, con testi che descrivono sempre intensamente i fantasmi e le inquietudini del bravo musicista statunitense. 8/4 Roma - Big Mama; - 10/4 Catania - Mercati Generali; - 11/4 Rimini - Velvet. -
Articolo del
08/04/2003 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|