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Il 7, 8, 9 e 10 Vinicio Capossela si esibirà all’Ambra Jovinelli di Roma. E così, dimenticando quasi che con il suo ultimo album, “L’Indispensabile”, anche lo zingaro della canzone d’autore italiana ha dovuto cedere e sottostare alle esigenze per così dire stanziali dell’industria discografica, per effetto di un irresistibile déjà vu scopriamo cosa sono stati e sono per noi Vinicio e i suoi impedibili concerti. Un appuntamento unico e improcrastinabile con noi stessi e il nostro amico. Un amico diverso dagli altri, che tutti hanno avuto o sognato di avere. Quello che improvvisamente scompare nel nulla, che non si sa dove sia andato e cosa stia facendo. Quell’amico che un bel giorno, così come era sparito, all’improvviso si rifà vivo, come se nulla fosse successo, come se non fossero passati mesi, anni dall’ultima volta che l’avete sentito o incontrato, e vi invita a passare una serata con lui perché ha molte cose da raccontarvi. All’inizio si rimane un po’ così, c’è o ci fa, ma nel momento in cui lo rivedete, nel momento in cui allarga le braccia e sorride per accogliervi e abbracciarvi, capite che in tutto ciò non c’è nulla di premeditato. È così perché per esistere, per vivere non può fare altrimenti. Per esistere, per vivere ha bisogno di sparire, di far perdere le tracce, di eclissarsi dentro la notte senza luna e senza stelle. E non tanto per nascondersi dagli altri che di solito la notte dormono, ma da se stessi, da quei fantasmi che non conoscono sonno e ai quali è impossibile non dare ascolto quando improvvisamente riappaiono, quando da un momento all’altro ricominciano a fremere. Ecco Vinicio è l’amico che per vivere in nessun modo può assecondare questi fremiti. L’amico che nel bel mezzo della notte, mentre tutti gli altri dormono, fa in fretta e in furia i bagagli, racimola quel poco di soldi rimasti, e senza avvertire nessuno, nemmeno se stesso, parte. Si lascia tutto alle spalle: amori, amici, appuntamenti, bollette, abitudini, buste della mondezza, confezioni di birra appena scartate, come se da un momento all’altro tutto dovesse crollare, come se tutto stesse per andare a scatafascio. Parte perché si guarda attorno e si scopre solo, ferito, al capolinea. Parte perché anche il cielo, che spesso in quei momenti lo conforta, è solo, senza luna e senza stelle. Ha bisogno di andare lontano, d’incontrare persone che ha mai conosciuto, di scoprire colori che non ha mai visto, di sentire suoni che non ha mai sentito, di ascoltare storie che nessuno gli ha mai raccontato. Solo così il nulla in cui si è scoperto quella notte senza luna e senza stelle, quel nulla dentro il quale è scomparso, diviene un mondo nuovo, l’unico in cui sentirsi di nuovo a casa, l’unico in cui la luna e le stelle torneranno a far compagnia a lui e alla notte. Ecco, andare ai concerti di Vinicio significa questo: ritrovare l’amico disperso nel nulla, partito per chissà dovere, a fare chissà cosa. L’amico che ti racconta di luoghi sconosciuti, che forse nemmeno esistono, nei quali però stranamente anche noi proviamo la strana sensazione di aver ritrovato una casa, come se anche noi quella notte senza luna e senza stelle, invece di dormire, fossimo partiti, perché tutto sembrava dovesse crollare da un momento all’altro, perché sembrava che tutto dovesse andare a scatafascio: <
Articolo del
06/03/2003 -
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