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Unica data, il primo marzo all'Alcatraz di Milano, per Steve Earle e i suoi inseparabili Dukes. Chitarrista nato dal country più tradizionale, poi cresciuto con il blues e impregnato di rock’n’roll americano, Earle ha La "fama" di cantante fortemente politicizzato e diretto. Il suo ultimo album, Jerusalem, come quasi tutti gli album di Earle, è finito sotto i riflettori nell’ottobre 2002 perché il protagonista di uno dei brani, JOHN WALKER’s BLUES, è il ragazzo americano trovato a combattere con i talebani all’epoca della tragedia del World Trade Center a New York. “Questo è un disco politico perché non pare esserci una risposta più adatta nella situazione in cui ci troviamo al momento. Tuttavia non voglio allontanarmi dal mio paese, né sembrare antipatriottico. Di fatto mi sento profondamente americano, non approvo il fondamentalismo se questo impedisce il pensiero libero, ma John Walker ha 20 anni, l’età di mio figlio, è un ragazzo brillante, che ha studiato al college, che non ha trovato nella cultura americana valori sufficienti e ha cercato altrove qualcosa in cui credere”. Passato attraverso 6 divorzi e una serie infinita di problemi personali, Steve Earle è un musicista di grande classe che coniuga la sua musica ad un impegno personale contro la pena di morte e l'appoggio a varie fondazioni benefiche che combattono per i diritti umani. Come dire, nessuno è profeta in patria. Lunedì 3 Marzo – Milano, Alcatraz, iInizio ore 21.00 (biglietti €20,00 + prev). Informazioni www.barleyarts.com
Articolo del
28/02/2003 -
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