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Privati del grande trombettista Lester Bowie, morto anticipatamente tre anni fa, gli Art Ensemble Of Chicago (Roscoe Mitchel, Malachi Favors, Don Moye e Joseph Jarman), si esibiranno lunedì 20 gennaio all’Ambra Jovinelli, coadiuvati da due musicisti di grande talento: il pianista Kirk Lightsey ed il fisarmonicista Antonello Salis. Inutile dire che la mancanza di Lester Bowie si farà sentire per quanti hanno amato ed apprezzato le doti di questo geniale musicista. Ma conoscendo la band, il coraggio intellettuale e la professionalità di cui sono capaci, sicuramente non ci deluderanno, ancora una volta. Gli Art Ensemble Of Chicago non hanno mai smesso i panni di una provocazione intelligente, di una creatività spettacolare e di una sperimentazione tout court che li ha portati a divenire nel corso degli anni una delle formazioni più rappresentative dell’avanguardia jazz e free. Al free anzi devono molto, sia in termini di ispirazione poetica che di linguaggio, ma la loro esperienza è andata ben oltre e si è espressa in un raffinato e stravagante collage di generi e di stili che tutt’oggi stupisce per l’originalità dell’impostazione, l’assoluta libertà di schemi, l’improvvisazione corale, l’utilizzo arcano e liberatorio ad un tempo del linguaggio: un linguaggio tribale, o meglio “afro-caraibico”, fatto di sonorità primitive, di rituali scenici, gestualità, calore e ritmo. Non a caso la musica degli Art Ensemble Of Chicago è indissolubilmente legata, non soltanto in termini di immagine, alla rappresentazione teatrale, che essi mettono in scena presentandosi sul palco con la faccia dipinta, larghi cappelli istrionici e costumi policromi, ovvero facendo accompagnare le improvvisazioni musicali dalla recitazione di poesie o dal susseguirsi di rumori. Polistrumentisti d’eccezione, gli Art Ensemble Of Chicago si avvalgono infatti di un sofisticato impianto percussivo col quale intessono un lucido caos di eventi e di circostanze sonore. L’effetto è quanto mai sorprendente e consiste nel coinvolgere l’ascoltatore, trasportandolo deliberatamente in uno stato di meditazione rilassata e consapevole . Il concerto dell’Ambra Jovinelli sarà presumibilmente un avvicendarsi di ruoli ed invenzioni musicali, com’è nello stile bizzarro, sardonico e clownesco del gruppo: un’improvvisazione continua, senza il benché minimo riferimento alla ormai smisurata, più che decennale produzione discografica, semmai un assiduo rimando alla radici musicali afro, alla storia del jazz, all’epopea “free”, all’esperienza dell’AACM, ad Albert Ayler e Cecyl Taylor nonché frequenti incursioni nell’ambito della sperimentazione elettronica e dell’avanguardia (Jarman ha fatto un uso per lo meno “audace” del sintetizzatore). Ed è proprio il rodaggio nell’ambito del collettivo AACM (Associations for the Advancement of Creative Music) a gettare le basi nel lontano 1965 della futura esperienza degli Art Ensemble Of Chicago: una musica che già guardava lucidamente al futuro, conscia di costituire attraverso l’uso accorto dell’improvvisazione un anello di raccordo fra le innumerevoli suggestioni etniche ed il rigore intellettuale del “free jazz”. Appaiono pertanto evidenti affermazioni secondo le quali gli Art Ensemble Of Chicago rappresentano il “caos articolato”, la “follia più sottile”, “il jazz post-moderno” né tutto questo si contraddice al motto: “We play the Great Black Music: Ancient to the Future”. Ne sono una testimonianza evidente tra l’altro i numerosi concerti seminati per il mondo, le numerose collaborazioni, le prestigiose incisioni per la ECM - Full Force, Nice Guys, Urban Bushmen, ecc. – che riscossero un largo successo di critica e di pubblico, nonché le riletture di musicisti come Taylor e Monk, o alcuni albums recenti in cui ritmo e sonorità terzomondiste, jazz, blues, rock, reggae, avanguardia e be bop si alternano a sperimentazioni elettroniche intrise di fascino, ed ancora il famoso album manifesto “Ancient to the Future” o il catarchico “Art Ensemble of Chicago featuring the Amabutho Zulu Male”. Insomma, ascolteremo musica per intenditori e burloni ad un tempo, per gente che ha ancora voglia di cose “serie” e gente che invece vuole soltanto divertirsi in piena libertà, musica senza confini, musica senza tempo o schemi, ma soprattutto “Grande Musica Nera”.
La formazione: Roscoe Mitchell, sax, flauti, percussioni Malachi Favors, contrabbasso, percussioni Don Moye, batteria, percussioni Joseph Jarman, sax, flauti, percussioni Kirk Lightsey, pianoforte Antonello Salis, fisarmonica
Articolo del
17/01/2003 -
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