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Il trio di Manchester di epic pop dei Doves vede in formazione Jimi Goodwin [voce, basso] e i gemelli Jez [chitarra] e Andy Williams [batteria] per una entusiasmante collaborazione che riprende lo stile di Radiohead, Verve e Ocean Colour Scene. I Doves, nascono dalle ceneri dei Sub Sub, band che si faceva dance alternativa. L’anno della svolta è il 1998, quando il gruppo decide di compiere il salto da ‘dance-band’ a ‘guitar-band’, cambio che renderà i giusti onori a questo gruppo di ottimi strumentisti. Il debutto avviene nell'ottobre del 1998 con l'EP "Cedar", che è esaurito in breve tempo, e la band viene accolta dalla stampa britannica come “the next big thing” della scena del rock indipendente. Nella primavera del 1999 segue il singolo "Sea Song", mentre nell'autunno dello stesso anno la band firma con l'etichetta Heavenly con una clausola di distribuzione con l'americana Astralwerks. Nell'ottobre 2000 esce così negli U.S. il primo album della band: "Lost Souls", che ottiene esaltanti recensioni in patria e all’estero. Nel 2001 i Doves cambiano etichetta passando alla americana Capitol Records, e si preparano all’incisione del loro secondo album. Dopo due tour sold-out negli U.S. e il duro lavoro in sala di registrazione, la band ottiene finalmente la meritata popolarità con il singolo "There Comes the Fear" tratto da "The Last Broadcast", il loro secondo album, pubblicato nella primavera del 2002. L'album, entra direttamente al primo posto nella UK Chart, e dopo un tour nel Nord America, l’album registra ottime vendite anche negli States. Il 2005 vede il ritorno dei Doves, e lo fanno proponendo quello che gran parte della critica ritiene sia il loro miglior lavoro fino ad ora, “Some Cities”. Questo terzo album mostra la raggiunta maturità di un gruppo che porta con sé le radici della sua città d’origine, Manchester, e infatti, “Some cities”, fin dal titolo e in pezzi come il tambureggiante singolo “Black & white town”, suggerisce atmosfere urbane e scenari metropolitani. Per la prima volta i Doves, hanno deciso di affidarsi alle cure di un produttore esterno e, come sostiene i cantante Jimi Goodwin “ne è venuto fuori un album molto tirato, che parte in quarta con i primi quattro pezzi prima di arrivare ad un momento di pausa con ‘The storm’. ‘Snowdon’ si sviluppa come una colonna sonora, c’è una specie di tensione claustrofobica che si accumula, esplode e poi si attenua, tra cambi improvvisi di atmosfera, picchi e cadute”. "Black and white town", è il singolo che ha anticipato la recente uscita di “some Cities”, e ha ottenuto molti consensi, sia di critica che di pubblico, testimoniati anche in Italia da una rotazione fissa nelle principali emittenti musicali.
Low si formano nei primi anni Novanta a Duluth, in Minnesota. Low sono probabilmente i musicisti più lenti e calmi di quello che viene definito lo “slowcore”. Delicati, austeri, ipnotici. Il progetto Low nasce essenzialmente come un esperimento o come una reazione alla predominanza del grunge. Nei loro album infatti il trio (inizialemente formato dai coniugi Alan Sparhawk -voce e chitarra- e Mimi Parker -voci e batteria- con il bassita John Nichols) non supera quasi mai la soglia del sussurro e del sospiro, lasciando scaricare la tensione drammatica nello spazio del silenzio. Quasi immediatamente vengono notati da Kramer, produttore di Shimmy Disc, e presto vengono invitati a registrare ai Noise N.J. Studios: il risultato (un paio di demo tape) gli consente di chiudere un contratto con la Vernon Yard. Nel 1994 esce il loro album di debutto “I Could Live in Hope” che definisce già le bellissime e accattivanti scelte estetiche sonore minimali (il drum set di Mimi Parker, tanto per fare un esempio, consisteva solo di piatti). Nichols lascia la band e “Long Division”, che esce nel 1995, è registrato con il nuovo bassista Zak Sally. Low registrano anche un pezzo per “A Means to an End”, tributo ai Joy Division, un discorso ripreso ed ampliato in “Transmission EP”, 5 tracce tra le quali notiamo anche “Jack Smith” dei Supreme Dicks. Nel 1996 esce “The Curtain Hits the Cast” (prodotto, questa volta, da Steve Fisk) cui segue, nel 1997, “Songs for a Dead Pilot EP”. Sempre nel 1997 Low firmano con la Kranky per la quale, nel 1999, esce “Secret Name” e “Things We Lost in the Fire” nel 2001. “Things We Lost in the Fire” è decisamente l’album più acclamato dei Low. L’anno successivo esce “Trust”, scuro, dark come non se ne sentivano da anni. Il loro settimo e ultimo album “The Great Destroyer” è uscito da poco per la Rough Trade. Sparhawk, e tutto il trio, sono restii a interviste e spiegazioni e da più di un decennio, Low sono riusciti a mantenere l’attenzione sulla loro musica con discrezione. “The Great Destroyer” è a maggior ragione un’evoluzione, un allontanamento dalla convenzione: dopo 10 anni e 7 album, abbandonano il loro slowcore e si danno un po’ al rock. Dallo slow motion, se così si può dire, Low passano ad un album un po’ più “veloce” in cui i tempi delle canzoni vengono accelerati e il disco acquista decisamente in dinamicità. L’album è stato prodotto da David Fridmann (The Flaming Lips e Mercury Rev).
DOVES + LOW live in ITALIA:
MERCOLEDI’ 20 APRILE 2005 a MILANO @ ROLLING STONE in Cso XXII Marzo Info-line Indipendente 0434-208631 prezzo del biglietto € 18,00 + 15% diritti di prevendita
Apertura porte ore: 20.00 DOVES on stage: 21.30 LOW on stage: 22.50
Informazioni su come acquistare i biglietti: in tutti i Punti Vendita TicketOne (per conoscere il Punto Vendita TicketOne più vicino visita il sito www.ticketone.it oppure chiama il Call Center TicketOne 899.500.022 (per informazioni e acquisto)
Articolo del
19/04/2005 -
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