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Quando si menzionano i Beach Boys, si parla di uno spezzone importantissimo della Storia della musica pop: il loro nome circola infatti fin dai primissimi anni Sessanta, quando il leader e compositore (nonché artista visionario come pochi) Brian Wilson formò il gruppo in quel di Hawthorne, Los Angeles insieme ai fratelli Carl (chitarrista) e Dennis (batterista) a cui presto si aggiunsero Al Jardine, Mike Love e Bruce Johnston. A partire da “Surfin’ USA”, proseguendo con “Californian Girls” e “Good Vibrations”, i Beach Boys confezionarono l’indimenticabile e indimenticata colonna sonora dei teenagers dei 60’s, attingendo al doo-wop, al rock and roll, al twist e al folk e creando una miscela unica: il “Beach Boys Sound”, appunto. Punto nell’orgoglio dalla creatività dei Beatles, Wilson diede vita quasi da solo nel 1966 a “Pet Sounds”, album sperimental-sinfonico dalle melodie mirabolanti (a tutt’oggi considerato uno dei migliori dischi rock di tutti i tempi) per poi piombare in un’acuta depressione schizofrenica che lo costrinse ad abbandonare il gruppo, perlomeno nei concerti “live”. Anche nel corso dell’epoca “hippie” di fine decennio, i Beach Boys continuarono ugualmente ad inanellare raccolte di canzoni degne di essere ascoltate, quali “Sunflower”, “Surf’s Up” e “Holland”, e il loro mito, che in fondo è anche il mito della California più vibrante ed ottimista, è rimasto inattaccabile almeno fino alla fine degli anni ’70. Nei decenni successivi i Beach Boys hanno dovuto sostenere colpi durissimi, quali gli inusitati decessi dei fratelli Carl e Dennis Wilson (quest’ultimo affogato nell’adorato Pacifico), hanno fatto scelte criticabili (ad es. la scelta di incidere una versione rap di “Wipe Out” con i Fat Boys) e hanno pubblicato album di qualità sempre meno buona. A partire dal 1998, anno della morte di Carl, la band si è suddivisa in tre tronconi girovaganti per il mondo: Brian Wilson, ormai tornato (apparentemente) in salute, si diletta a riproporre le sue sinfonie con i Wondermints – ha, in particolare, ricreato di recente l’intero “Pet Sounds”, pubblicato fra l’altro su CD – Al Jardine ha una sua Family & Friends Beach Band, altrimenti detta All Star Beach Band, mentre Mike Love e Bruce Johnston – storicamente considerati il lato “pop” dei Beach Boys, in opposizione alle ambizioni artistiche di Brian – continuano ad esaltare le platee con la loro Beach Boys Band. Sono Mike e Bruce, in effetti, che avremo il piacere di vedere in Italia, accompagnati da Adrian Baker (chitarra), Scott Totten (chitarra), Chris Farmer (basso), John Cowsill (synth), Tim Bonhomme (organo), Mike Kowalski (batteria). Per avere un’idea di una tipica’esibizione della Beach Boys Band, riportiamo il setlist di un loro recente concerto in Svizzera: California Girls, Do It Again, Catch A Wave, Hawaii ; Dance, Dance, Dance , Do You Wanna Dance, Little Honda, Surfer Girl, Don't Worry Baby, I Can Hear Music, Then I Kissed Her, Darlin', Cottonfields, Rock And Roll Music, Come Go With Me, Why Do Fools Fall In Love?, Little Deuce Coupe, 409, Shut Down, I Get Around, In My Room, California Dreamin', God Only Knows, Good Vibrations, Kokomo, Sloop John B, Wouldn't It Be Nice, Help Me Rhonda, Barbara Ann, Fun Fun Fun, e poi il bis: Summertime Blues, Surfin' Safari e Surfin' USA. --------------------- ----------THE BEACH BOYS BAND live in Italia: l’8 novembre 2003 a Filaforum di Milano – inizio ore 21, biglietti da 25 a 45 Euro.
Articolo del
07/11/2003 -
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